La poesia dello sport - Ermanno Eandi

E R M A N NO E A N D I
Poeta, giornalista e scrittore
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Poesia e sport

La poesia dello sport

Lo sport in versi
Sono alcuni esempi di versi pubblicati nella Rubrica "la poesia dello Sport" curata dal Poeta Ermanno Eandi, nata nel quotidiano "Tuttosport "e proseguita nel quotidiano "QS" (l'organo sportivo di QN, giornale che raggruppa
"Il Giorno", "La Nazione" e "Il Resto del Carlino".

Si ringrazia
Xavier Jacobelli, allora direttore delle testaste,
per aver fortemente creduto nel coniugare la poesia con lo sport.


INTRODUZIONE

Quante emozioni suscitano la vittoria di uno scudetto, un gran premio con la tua vettura in testa, una meta all’ultimo minuto, la polvere degli zoccoli, la tecnica armoniosa di un ginnasta, un canestro carico d’orgoglio, magico e la poesia trionfa all’unisono con le passioni. Oppure sguainiamo la nostra spada e la nostra penna per condannare con sdegno sincero e profondo la folle violenza negli stadi, le casacche falun rovescio contro l’impossibile in Coppa Davis, la sciolta pedalata di Coppi, la buca della vita sul verde campo da golf, la campana del ring e tanti altri esempi dove tutto diventa se di atleti tinti di nandrolone e doping, le urla razziste dagli spalti e l’agonismo esasperato che distrugge lo sport. Inviatemi le vostre liriche, i versi alimenteranno la tenue luce della nostra arte e poesia dopo poesia, la fiamma aumenterà così il mondo dei sensibili si riunirà intorno a quest’oasi poetica, dove chi vive non si è ancora arreso.
Ermanno Eandi

Sedia a ruote
(sport e disabili)


Sono immobile eppure mi muovo,.
corro, volo, salto,
m’innalzo con la mia fantasia
e  raggiungo vette altissime.

Da lì vedo la mia voglia di rivincite,
l’autenticità di essere me stesso,
lontano da quel che sono
ma vicino alla mia pura sensibilità.

A volte vedo gli altri
correre da fermi con i pensieri inariditi,
che fingono di capirmi
con il loro falso compianto
di chi non vola più o, peggio, non hai mai volato.

Dalla mia sedia a ruote spuntano le ali,
faccio capriole nella mente,
mi piaccio e capisco:
che è meglio avere un corpo senza corpo
che una testa senza testa.

Ermanno Eandi




Torneo Sei nazioni
Six Nations Rugby Tournament, ovvero il Torneo di Rugby “Sei Nazioni”. Un’avventura stupenda, ripetuta ogni anno, che avvince e dona ovali emozioni incredibili alle anime che gioiscono ad ogni meta. Il rugby: uno sport rude, ma puro nei sentimenti, dove il vincitore, cavallerescamente, applaude lo sconfitto alla fine dell’incontro, lontano da diritti televisivi, moviole e altre diavolerie. Nobile essenza, frizzante etica, dal sapore antico di quando lo sport era libero. Nel Torneo delle “Sei Nazioni”, predominano le squadre della Gran Bretagna, Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles, che competono con altre due nazioni europee la Francia e l’Italia. È antichissimo, nacque nel 1883, subì varie modifiche e solo dal 2000 partecipa anche la nostra Nazione. Simpatica e ironica, la goliardica tradizione, di affibbiare un “cucchiaio di legno” a chi perde tutte le partite, un modo tipicamente anglosassone per sdrammatizzare la dura sconfitta. Il 4 febbraio l’Italia esordirà a Dublino contro l’Irlanda. I nostri cuori preolimpici saranno lì, con gli eroi azzurri, a placcare pensieri, guadagnando yarde e ricordi, con l’anima in mischia, a rincorrere una meta, scaraventando oltre la porta i nostri sogni. Non importa la sconfitta, gli applausi del vincitore la renderanno più dolce . La vera vittoria sarà l’armonia dell’importante Torneo, questo è sicuramente il premio più bello per chi ama lo sport autentico e il rugby.
Ermanno Eandi


Maori mantra

Ka mate, Ka mate! Ka ora, Ka ora!
Ka mate, Ka mate! Ka ora, Ka ora!
Tenei te tangata puhuruhuru
Nana i tiki mai whakawhiti te ra!
A hupane, kaupane
A hupane, kaupane whi
ti te ra! Hi!
Un grido di guerra maori
che sale come un tuono
Dall'alba dell'uomo
Su un campo di rugby
A rimembrare ancora
Che la vita è lotta
Ma questa volta sia almeno leale
E che il guerriero atleta
Dimostri il proprio coraggio
Anche oggi è un buon giorno
Per morire , n'est ce pas?
Nagual AnarcoPANico – Avigliana (Torino)
Una danza guerriera, primitiva e terrificante incita gli “All Blaks”, dalle lance indomite, l’orgoglio primordiale del popolo Maori, rivive nel rituale neozelandese, prepara le anime allo scontro, pronte per la vittoria. (Ermanno  Eandi)

Palla Ovale
Due gocce bagnano i pali
corrono giù con dolcezza
disegnano la meta,
schizzano sui tre quarti
unite coccolano una palla,
ovale e trapuntata
su un cumulo di terra
soave aspetta,
sistemata con cura
baciata dal 10
rapita dal vento,
capriola su capriola
sembra un acrobata,
discende armoniosa
gioca con i pali,
li inganna e trasforma
la meta più bella.
Antonello Marziali, Fermo (FM)
Un trionfo! Antonello, descrive in mirabile modo l’azione vincente, coinvolgendo il lettore a calciare questo magico oggetto ovale sopra i pali e trasforma i versi in una splendida meta. (Ermanno  Eandi)

Il quarterback
Lontano dal corpo difeso
Tendevo le ali del lancio
E la visione ripresa nei lacci
Rimaneva nelle yards ostinate.
Lontano sul campo in poi
Lo schema rispondeva al delirio
E chiudendo gli occhi
Sospiravo il lancio nel buio,
Chiamavo i passaggi di corse,
Ma lontana nel greve sibilo
L’anitra ferita a volte
Sussurra un volo pregiato,
E libera… Spira una spirale
Per vedere in quante mete
E’ rimasto il suo pelame alato.
Maurizio Spagna - Rolo (R.E)
Quarterback…il controllo al di sopra del gioco, nel delirio degli schemi…
il lancio, l’illuminazione. Nello stagno delle yards,
l’anatra imprendibile corre verso il suo destino con il suo difficile compito. (Ermanno  Eandi)  

Sei Nazioni
Francia, Galles, Inghilterra,
Italia, Irlanda e Scozia.
Inizia il Torneo dell'antica tradizione
che celebra l'esaltazione
del gioco dell'ovale.
Ogni inno Nazionale
racconta una storia
che il labiale canta a memoria,
con la mano sul cuore
che stinge la maglia con onore.
Il nostro capitano,
entrando in campo,
tocca il terreno e fa il segno della croce.
Il cronometro incalza veloce.
Sale l'eccitazione
e nei colossei dipinti di pubblico
risuonerà l'impatto fisico della mischia.
L'arbitro fischia
e lo sport si trasforma in spettacolo,
con il fango al posto delle paillette.
Si rischia di vincere per consolazione
il cucchiaio di legno,
malgrado l'impegno,
ma questo Sei Nazioni
ci regalerà sempre tante emozioni!
Ludovica Mazzucato- S.MARTINO DI VENEZZE -ROVIGO
L’attesa, l’inno, la mischia, casacche infangate di genuino sforzo difenderanno la loro patria, non importa se cucchiaio o trofeo, l’unico obiettivo è la gioia di competere con il sano agonismo che il rugby sa offrire… auguri Italia. (Ermanno  Eandi)

Campioni e doping
Una medaglia al collo,
un’impresa epica,
un’olimpiade o un tour vinto,
una nazione ti ama,
sentirsi un campione,
un’atleta che fa sognare
illudere chi non ha mai vinto;
un giorno, una mattina una star
poi una vita calpestata
piena di sospetti,
una leggenda cancellata
dissipata nel doping.
Sentirsi un campione
è soffrire con il dolore,
sentirsi un campione
è vincere con il proprio corpo,
sentirsi un campione
è anche arrivare ultimi
cadere a terra
e rialzarsi a testa alta.
Antonello Marziali – Fermo
L’unica vittoria è essere quello che si è, il primo talvolta è l’ultimo, un uomo combatte coi muscoli non con le pillole. I versi di Antonello scolpiscono verità assolute nell’assurdo mondo dello sport. (Ermanno  Eandi)

Spruzzi di fatica
Antistante
ad un porticciolo,
difesa da un molo,
da una scogliera,
frequente
sul litorale,
levantino
soprattutto.

Arena
di ligustica tradizione,
culla
di acquatica disciplina.

Quando la tenzone
vi divampa,
trasformasi in tonnara,
invisibile dall’alto
spettacolare da vicino.

Gambe intrecciate
in gorghi improvvisi,
braccia protese
tra spruzzi infiniti.

Schizza la palla
in traiettorie inattese
sparisce un attimo prima,
gonfia la rete subito dopo.
Fabio Taccola (Genova)
Sublime affresco in versi decicato alla Palla nuoto, efficacissime metafore e immagini ottime come quella della tonnara, rendono l'ottima poesia di Fabio addirittura visiva e fa protagonisti i fortunati lettori (Ermanno Eandi)


Del Piero, Artista Sublime
Quando giochi
E’ luce
Campione sublime
Temuto dai rivali
Cercato dai compagni,
Quel campo di periferia
E’ un teatro
Il palco assoluto
Della tua classe
Pura come acqua
Immensa come il mare
Stefano Mauri - Crema

Quando l’arte diventa calcio, il Maestro è solo uno, Alessandro Del Piero. Versi di nobile affetto per il più grande bianconero di tutti i tempi. (Ermanno  Eandi)

il Te Deum degli sportivi
Il pallone s’alza, s’invola nella ellittica e magica corsa.
Il calcio dell’atleta si posa statico e inamovibile,
mentre il silenzio s’abbatte sui tifosi gelandone il sangue
e inaridendone la gola.
La sfera di cuoio spicca veloce tra il palo e la traversa,
centra alfine il minuto bersaglio penetrando nella rete.
Un solo grido, compatto e unito, quasi un comando imperioso
nella furente battaglia, prorompe dai cuori: “goal!”.
Sembra un inno, una preghiera tardiva di una religiosità laica
ed atea che si solleva, alta e solenne, sullo stadio per librarsi tra il
verde del campo e l’azzurro infinito del cielo come candida colomba.
È il “Te Deum” degli sportivi, calciatori e spettatori,
è il tripudio di gioia che accomuna poveri e
ricchi, onesti e imbroglioni,
è la fiammella dell’illusione che per un momento ci fa sognare
rendendoci importanti nel mare della caducità della vita.
Gianfranco D’Angelo - Settimo Torinese (TO)
Un elogio al rito del calcio, con il suo momento magico (mistico) il gol, un attimo inebriante e irripetibile per una gioia repressa e universale. Folgore di gioia, in un mondo cupo. (Ermanno  Eandi)

Alessandro Del Piero
Nella sala più prestigiosa della pinacoteca del calcio c’è un nuovo e stupendo affresco. Lo ha realizzato un pittore di scuola veneta, il famoso Alessandro Del Piero, detto “il Pinturicchio”, l’artista del gol. Questa deliziosa opera è stata realizzata con centottantasei pennellate, ad ogni vigoroso tratto c’è una sua rete, una esultanza, una prodezza. Un capolavoro di autentica tecnica sopraffina e mirabile stile. I colori dominanti sono due: il bianco e il nero, sovente contaminati da sfumature tricolori, spruzzi di Champions League, spatolate di Supercoppa, marezzature di Coppa Intercontinentale e ghiribizzi color Coppa Italia. Dopo questa importante opera, l’artista, sta preparando un nuovo quadro, il più difficile, quindi il più prezioso, intitolato: “L’ultimo sogno”, per realizzarlo si recherà in Germania, probabilmente in estate, da una indiscrezione di un amico del Maestro, si apprende che l’azzurro sarà il colore predominante. Sicuramente, però, il dipinto più bello è la sua personalità, la felpata discrezione che lo contraddistingue, il suo parlare lento e tranquillo, pacato quasi come se fosse un estraneo, in questo circo dove tutti urlano e starnazzano. Alex, un uomo che vinto tutto e non si aspetta nulla, che ha imparato la difficile disciplina del tacere e del sottostare e nel momento giusto prendersi ciò che gli aspetta e trasformare la sua arte in gloria pura.

Alex Del Piero
Al ragazzo che in campo dona il suo cuore
e spiazza ogni difensore;
al ragazzo che non protesta
e mai contesta,
al ragazzo che è sempre leale,
anche in Nazionale,;
al ragazzo che nella Juventus è nato e maturato,
ha vissuto ed è cresciuto,
al ragazzo dal cuore bianconero,
al nostro campione vero.
Ad Alex Del Piero,
da noi Juventini:
nel bene e nel male
ti saremo vicini!
Consuelo Motta – Milazzo – Me
Classe, sensibilità e amore, Alex bandiera bianconera, discepolo del goal che inebria i cuori bianconeri e quelli azzurri. (Ermanno  Eandi)

Calcio
Dovrei correre su prati verdi,
ma hanno imprigionato il prato
mettendo marionette
che tutti guardano combattere
intorno a un pallone.
La rabbia dentro
per una perdita di un nulla
cercando scuse come appigli
per esplodere in assurde violenze.

E non renderci conto
che la vita è ben altro,
viverla per darle un senso
guardandosi intorno,
accorgersi che il sole splende in cielo
e la luna illumina la notte
colorando anche il buio
che circonda le nostre anime vuote.
Francesca Battaglia – Milano
Una perla, racchiusa in una conchiglia di versi, profonda e intimistica,
di una poetessa completa, che propone valori autentici e importanti (Ermanno  Eandi)


Del Piero: il capitano
Al mio capitano bianconero
Le più belle parole oggi scrivo
E le voglio gridare al mondo intero
Sarò con te finché vivo!
Splende il sole quando dei in campo
Alessandro il tuo nome gridiamo
Noi alziamo per te il nostro canto
Dovunque sarai e mai ci stanchiamo
Ragazzo dagli occhi sinceri
Oh quante gioie ci hai fatto provare
Di te noi siamo fieri
E sempre ci hai fatto sognare
Lo sappiam qual'è il tuo valore
Porti il nome di un gran condottiero
Il più "Grande" di tutti, il più fiero
E come lui tu sei un vincitore
Risuona per te questo canto sincero
Oh mio capitano Alessandro Del Piero
Kiara10 – Roma
S’illuminano gli animi davanti al tuo nome, s’inebriano i cuori ad ogni tuo goal, Alessandro condottiero bianconero, fenice risorta per una grande vittoria, pagina immortale della Juventus (Ermanno  Eandi)

"In avanti come Pulici"
Ci passa accanto il vento e ci lascia le briglie della memoria,
e d'incanto le nuvole.
E d'incanto il tuo camminare di ragazza.
E si mischiano piano
e si confondono ombre la Domenica
sottofondo di radio
"Al comunale il Torino conduce due a zero con una doppietta di Pulici".
E quel non far niente aspettando che ti svegli.
Guardando la collina
come si guarda un gatto al sole.
Ma la collina non si muove
sta sempre e solo per muoversi
ma non si muove MAI,
solo la coda di nuvole che ha si slancia in avanti
in avanti in avanti come Pulici verso la porta avversaria.
Ed io in avanti con il vento degli anni andati
non distinguo più il tuo sorriso
ma ancora adesso la Domenica aspetto che ti svegli su quel divano.
Anche se il colore non è più quello.
In avanti con il vento
in avanti
IN AVANTI COME PULICI.
Enrico Mario Lazzarin (Settimo Torinese)
Anche noi “in avanti come Pulici” col numero 11 sulla schiena e i ricordi sulle spalle, i colori del silenzio in attesa di un amore, la collina del passato, il sonno di donna su divano triste, una poesia vincente di un autore importante. (Ermanno Eandi)

la pallina da Ping pong
E' una pallina di nessun conto
se riceve in faccia strani schiaffi.
Come il pendolo di Focault
batte e ribatte il tempo inesorabile
che muore mentre passa.
Sul tavolo rimbalza, saltella, cade
prostrata più della mia anima evanescente.
Occhi a mandorla la scrutano farsi gialla
e suonare un'ouverture a colpi di paletta.
A terra divaga ballando, saltellando.
Perforando inutili cerchi senz'acqua.
Eccola tra le unghie di Marameo
scappar via dal vetro rotto
del balcone di zia Teresa.
Maria Rosa Oneto – Rapallo (Genova)
Un lazzo, un gioco, uno scherzo, frizzante poesia su un argomento sicuramente insolito, come quello della pallina da ping-pong, realizzato con stile e ironia. (Ermanno  Eandi)

Antonio Cassano

Questa è una leggenda di uno strano ragazzo nato a Bari Vecchia, che vide una cosa rotonda e la prese a calci. La palla, rotolando, portò con se il destino di quel fanciullo, verso un inquieto oceano di gloria e furia. La leggenda vuole che un giorno, il dio sferico del calcio lo notò, lo abbracciò, gli piacque il suo volto da moccioso ribelle, le carambole sul campo e con i suoi poteri assecondò i suoi desideri, i sogni lentamente si realizzarono. Antonio diventa un calciatore. Fresco e maturo come una oliva pugliese e entra nel frantoio del calcio, il tempo lo macina, l’incanta, lo spreme e lo schiaccia, fino ad ottenere l’olio, l’essenza del campione, buono ma un po’ acido. La leggenda sostiene che molte lingue feroci lo giudicarono un carattere difficile, uno smorfioso supponente, un arricchito, un ignorante, ingrato e capriccioso. Probabilmente, è solo un’anima di strada catapultata nell’olimpo dei piaceri sterili e dei guadagni facili. Inadatto a tutto, fuori luogo ovunque, il sottile e infingardo gioco di palazzo non lo comprende. Quindi si rifugia in gesti estremi, sgrana parole insicure, pronte ad essere fraintese. Brama il denaro, l’unità di misura del potere di chi non è felice. La leggenda narra che un giorno d’inverno, in silenzio, senza salutare nessuno, uscendo dal retro, scappò in Spagna, per dimenticare il suo presente e provare ad inventarsi un futuro. La storia prosegue, con il ritorno di quell’anima scomoda, in estate, vestita d’azzurro… per continuare la leggenda.
Ermanno Eandi

Santo protettore del calcio
Santo protettore del calcio,
per alcuni ti venera solo
l'italiano medio,
eppure hai ispirato
Pasolini, Saba, Sereni.
Ad onor del vero hai ispirato
anche Don Bosco,
che in quella Torino povera e polverosa
utilizzava la partita tra ragazzi
per la trasmissione implicita dei valori.
Santo protettore del calcio,
hanno cercato di
politicizzare le curve
e per la legge del contrappasso
la politica è diventata un tifo
per questo o quel partito.
Ricorda a chi ti odia
e a chi ti ama troppo
che il tuo è solo un gioco,
che viene onorato con l'agonismo,
che non diviene cattiveria,
con il talento
che non irride l'avversario,
che una ramona sulla fascia,
con una rovesciata
che gonfia la rete.
Davide Morelli – Pontedera (Pisa)
Interessante proposta, è quella che ci propone Davide, affronta il mondo del calcio in tutte le sue sfumature, dalla letteratura, al grande San Giovanni Bosco, fingono alla politicizzazione delle curve. Una poesia sociale che non condanna, ma invita riflettere. (Ermanno  Eandi)  

Calciatori Traditori
Sentite cosa dico
la storia che racconto,
del grande calciatore
che ha girato il mondo.

Dove lui giocava
baciava la maglietta,
a dopo per i soldi
dimenticava in fretta.

Succede tutti i giorni
a tanti calciatori,
che parlano d'amore
per i propri colori.

Noi di questa gente
non ne possiamo più,
cercate calciatori
che amano di più.
Rocco Nassi – Bagnara Calabra (RC)
Quasi un sogno romantico, in un calcio dove ormai il colore dei soldi muta la tinta della maglia, Rocco, poeta puro, spera e auspica, come tutti noi, l’affetto per la squadra e l’attaccamento alla maglia, riesca a trattenere i calciatori “simbolo” dei tifosi. Purtroppo normalmente questo non accade. (Ermanno  Eandi)

100 metri piani
Allineati ai blocchi di partenza
tesi i muscoli verso lo sforzo
il cervello fisso alla meta
il cuore che batte come
un tamburo di guerra
il respiro sotto
controllo, quando
improvviso
lo starter
spara.
Rita Garzetti Chianese – Novara
Un attimo, la partenza è quasi l’arrivo, gambe di fuoco bruciano i secondi, versi efficaci che trasmettono l’anima prima dello scatto.(Ermanno  Eandi)

VALENTINO ROSSI
Vestito di blu si cala lentamente il casco, due ruote lo attendono. Balza in sella ad un portentoso strumento meccanico e aspetta il segnale. Accanto a lui un ribollire di motori, scalpitano i secondi, il tempo diventa irreale. Uomo contro uomo, motore contro motore. Una luce si accende, si parte! Le lancette del tachimetro s’innalzano, la magìa della corsa inizia. Lui, funambolo d’ardore, divora la pista in bilico tra la follia e la realtà. Atomo accelerato verso il suo destino. Le manopole sono tasti di un pianoforte, lui le tocca e crea un concerto di velocità ed armonia, in un crescendo inarrestabile di emozioni nella sinfonia della pista . Il mondo lo guarda e si infiamma, nella sua celere rappresentazione dove la vita e la morte si scambiano i copioni. La bandiera a scacchi si inchina al suo ultimo passaggio ed entusiasta gli offre la gloria. La gioia e l’agonismo trionfano e si racchiudono nel festoso e spavaldo sorriso dell’immenso Valentino Rossi che sale sul podio. Poi il gioco, lo scherzo. La voglia di vivere e ridere che rende viva la vita.. La stessa goliardica e frizzante ironia che si riscontrava nelle gagliarde sentenze dell’avvocato Peppino Prisco, simpatico castigatore degli avversari dei suoi amatissimi eroi nerazzurri. Un paracadutista della “Folgore” saetta per l’ultima volta nel cielo della vita, ma continua a lanciarsi nell’universo dei ricordi di una figlia, volteggiando indimenticabile nel suo cuore per sempre. Su un campo di periferia, alcuni ragazzi calciano la loro storia. Sono i Campioni della vita quotidiana, giovani in armonia con il mondo, sulla maglia hanno uno sponsor diverso: la voglia di vivere.
Ermanno Eandi

Il fiore bianco

(a mio padre, paracadutista)
Papà,
ricordi, da bambina
guardavo incantata
il fiore bianco schiudersi
nell'azzurro,
e tu scendevi
appeso allo stelo,
per toccare terra
con le tue radici.
Per questo oggi
abbraccerei
quei ragazzoni
che vedo andare
diritti sotto il basco amaranto.
Anch'essi innamorati
come te, di quel fiore.
Ricordo quando l'hai venduto;
quando ti sei tolto il suo zaino
per prendere la croce
e l'hai portata,
sorridendo,
per anni, finché un giorno
nel bagno ho trovato soltanto
il tuo corpo crocifisso.
Avevi fatto
il tuo ultimo tuffo nel cielo,
ma verso l'alto.
Gigliola Foglia – Lago di Como
Fresca e vincente l’immagine del lento schiudersi del fiore che lentamente scende tra le nuvole e la vita. L’affetto per l’intrepido corpo dei paracadutisti con il loro basco amaranto e infine il dolore per un fiore reciso troppo in fretta nel l’ultimo lancio contro il destino. (Ermanno  Eandi)

La scelta
A volte
per capire la strada da percorrere
bastano pochi secondi
il cuore parla per te
riconosci il segnale
gli occhi sorridono
perle di saggezza
e ti incammini
senza voltarti
senza troppe domande
i dubbi migrano
nell'oasi della certezza
il battito ti accompagna
e sale con te sul tram
veicolo di passaggio
un passaggio obbligato
una strada tortuosa
una luce lontana
una stella che brilla
a volte.....
bastano pochi secondi.
Giuseppe Aloe' (prato)
L’attimo che cambia una vita, la decisione istantanea che illumina la scelta, il vento della certezza che spazza nubi di dubbi, e ci sveglia felici e determinati per una nuova gara nella nostra esistenza. (Ermanno  Eandi)

Chi è il campione?
Guardo i bambini
dell’oratorio
inseguire
un sogno rotondo
su di un prato spelacchiato.
Giocano orgogliosi
sotto gli occhi sbiaditi
del loro campione di turno
immortalato
nel cartellone pubblicitario
che copre le crepe
del campanile di periferia.
Ma chi è il vero campione?
Bobo che guadagna
un milione
ogni volta che respira
o Denny
con il padre in cassa integrazione
che combatte l’emarginazione
prendendo a calci
un pallone?
Il campione…
quello che non ha l’etichetta
di uno sponsor nel cuore…
perché gioca per amore!
Ludovica Mazzuccato - S.Martino Di Venezze – Rovigo
Incisiva e tagliente accusa contro il mondo ovattato e lontano del calcio miliardario. Ludovica descrive, ottimamente, la terribile disparità sociale tra le star del calcio e i problemi dei giovani di oggi, loro campioni nello sport gli altri campioni d’amore. (Ermanno  Eandi)

A Valentino Rossi
Il sogno del volo
Libero nell’azzurro
Rettifilo incrociato dei nodi
Dell’esistere
Corri come il vento sulle dune
Lasci sudore e polvere
Dietro a una scia di stelle
Il sogno della corsa senza fine
Che è questa vita
Stretta in una morsa di poco significato
L’assenza dell’atto eroico
In questo vivere quotidiano
Davvero quotidiano
Non si compera il volo
Sfugge la corsa al mercante
Il tuo corpo adolescente che si piega
Fino a sfiorare la terra che brucia
Il modo giocoso che hai
Di sfidare la morte
E la vita insieme
Che della stessa materia
Ci stanno appiccicate addosso
Vilma Viora (Torino)
Versi introspettivi, magici, profondi, dedicati alle sensazioni che provoca il grande campione.
Vilma eleva ed esalta la corsa “dietro ad una scia di stelle” di Valentino, nell’altalena tra la vita e la morte amalgamati dalla gloria.(Ermanno  Eandi)

Il romantico Peppino
Pungente umorismo
Sottile intelligenza,
Queste le doti
Del Mitico interista
Prima uomo,
Dopo tifoso
E’ bello il calcio
Quando, i sentimenti dei puri
Abbattono le barriere
E regala ancora emozioni
Questo pazzo football…
Sensazioni genuine
Come sincero era il cuore
Del romantico Peppino
Sempre vivo
Nella memoria della sua gente
Stefano Mauri, Crema
Poesia dedicata all’indimenticabile Peppino Prisco, simbolo di una galante ironia, che con le sue effervescenti nerazzurre sentenze, divertiva e castigava il mondo del calcio italiano. (Ermanno  Eandi)

SOGNI DI SPORT
Quanti sogni, quante immagini, quante frecce costruite nella notte che al mattino non hai il coraggio di scagliare. Quante volte hai impugnato l’arco della fantasia, teso fino al limite, per centrare un sorriso. Spalancare porte chiuse, urlare la gioia che hai dentro, regalare oggetti che non hai mai avuto, per aprire il cuore degli uomini con un apriscatole rotto. Infine trovarti in un mondo alla rovescia, come un pinocchio da avvitare senza cacciavite, a guardar venir giù le frecce, tirate al buio, in fretta, correndo da fermo verso il tuoi ricordi. Quante gabbie bloccano la tua voglia di correre nell’inesistente cinodromo della vita, il tuo latrare non serve, la vera salvezza a volte, è il sapere dove correre, la vera vittoria è la serenità, a volte, se non vinci hai già vinto, perché primeggi con la t’armonia del tuo vivere. Da una nebbia di pipa appare il volto di Gianni Brera, la sua barba, le sue metafore agrocalcistiche, il suo parlare chiaro, onesto. A fianco a lui l’Abatino Rivera, tinto di rossonero con il numero dieci. Una sfida letteraria, un duello retorico, tra parole e palla, per il sempre vivo ricordo del grande giornalista sportivo. La salvezza della Fiorentina dimostra come il bene trionfa su tutto, che bisogna lottare e credere fino alla fine, perché la vera ingiustizia è arrenderci davanti ingiustizia. Dobbiamo rispondere con determinazione davanti ad ogni sopruso e costruire con umiltà e zelo tutti i giorni, tassello dopo tassello, il muro della gioia. Ci vuole coraggio a vivere felici.
Ermanno Eandi

CARO BRERA, COME RIVERA
(dedicato al giornalismo sportivo italiano)
Arrivai dopo che il treno era già partito
Dal binario numero 10 (come RIVERA)
La stagione sportiva cominciava
E già sentivo nell’aria
La mancanza del fumo della sua pipa.
Torna presto a trovarci ripetevo.
Viveva in una modesta cittadina,
Dall’aspetto di un vecchio dalla barba bianca
Che richiamava alla memoria suo padre.
Era un libro aperto
Pieno di notizie sportive.
Amava dire che una squadra di calcio
È come un gruppo di operai
Dove emerge il numero 10 (come RIVERA)
Specializzato in arte.
Giocava con la sua magica penna
Facendo trionfare sempre la verità.
Appartiene al mito dello sport raccontato.
A poco a poco…..
Quel binario 10 (come RIVERA)
Dove partiva quell’uomo famoso per le sue frasi
Ormai scolpite nella storia del giornalismo
Diventò il simbolo di noi studenti
Le sue partenze erano eventi memorabili
Da non perdere.
Mediante il campionato di serie A
Con il massimo onore ITALIANO
Le sue parole dribblate (Come RIVERA) ci conquistarono tutti
Valeva il prezzo del biglietto.
Ed io intanto andavo a scuola e sognavo perplesso il futuro
Perché quei giorni dubbiosi
Lo vedevo passeggiare chino tra le vie amiche
Non fintava più, non illuminava interesse (come RIVERA).
Allora io sognavo di guardarlo con sfida minacciosa
Per gridargli…….
Il tuo silenzio è un calcio ad un pallone bucato !!!!
Passarono anche quei giorni grigi
La sua penna ricominciò a segnare,
Ed a gonfiare le pagine dei rotocalchi, scacciando così
Insulti e minacce soffocate.
Ed io intanto andavo a scuola e sognavo perplesso il futuro
Poiché….
A poco a poco nella vita tutto si sbiadisce,
La voce si affievolisce, l’inchiostro finisce,
L’arbitro manda in cielo
Il triplice fischio e chiude le ostilità.
Però in qualsiasi binario 10 (come RIVERA)
Di una modesta cittadina
Rimane appoggiata nel terreno
La storia di una figurina (come RIVERA)
Rimane incisa
La storia di una figura incancellabile (caro BRERA)
E vivranno i nostri ricordi di quell’ ITALIA
Dei valori semplici ed eterni,
Cosicché….
Quando partirà un treno dal binario 10 (come RIVERA)
Cercheremo la puntualità, guarderemo lontano,
Incontreremo la vera ed unica fortuna
Che ci ha permesso
Di conoscere ed apprezzare L’ ARTE
Di un caro giornalista sportivo vivo…. nei nostri cuori.
Maurizio Spagna Rolo (RE)
Prezioso Elogio alla raffinata penna di Gianni Brera. Maurizio esprime in versi semplici, ma efficaci, il ricordo del grande giornalista con vocaboli caldi e romantici. Simpatica la percussiva ripetizione del come Rivera, che diventa un motivo conduttore della poesia. (Ermanno  Eandi)

L'ultima corsa dei cani
Il muso conficcato tra le sbarre
Di questo dannatissimo gabbione
Non riesco neanche a muovere la coda.
Ma, accidenti, perchè scodinzolare?
Anche le zampe si rattrappiranno
Se non faccio un po’ di allenamento.
Il mio cervello si è già ammosciato
A pensare e pensare senza correre:
dov’è finita la stupida lepre?
Da chi si è fatta acchiappare alla fine?
Mi hanno detto che andrò in una casa:
State a sentire, chi mi sa rispondere?
In un posto così potrò poi correre?
Rita Garzetti – Roma
La poesia di Rita è stata scritta in occasione della chiusura del cinodromo di Roma nel 2002. Descrive la graffiante realtà dei poveri cani che, non potendo più correre, soffrono l’atroce prigionia. (Ermanno  Eandi)

L'arco
Sei Forte per Cambiare
e sottendere
l'arco a questa scocca!
E allora punta al bersaglio
e mantieni l'unica direzione,
stacca la freccia
e penetra il centro
del tuo vero te stesso.

Dona la luce all'enigma!
Staccati! Comincia a staccarti,
avvicinati e vivi la tua vita
come una freccia penetra
il Centro,
nell’esatto suo Bersaglio.
Giulio Peretti - Roma
Poesia mistica e profonda. L’arciere del destino scocca con precisione la freccia dell’anima, che lentamente s’invola e raggiunge il bersaglio più difficile: il centro dei propri pensieri. (Ermanno  Eandi)

Lo sport ha un'anima
Lo sport sano è come la linea dell'orizzonte sul mare
un bacio eterno tra cielo e terra perfettamente in equilibrio
L'atleta è l'incarnazione sana dell'anima con il corpo
Il successo è l'equilibrio perfetto dei due elementi
L’equilibrio è la vita
La vita è la vittoria
Fabio Zanetti (Chieri – Torino)
Poesia zen, dove tutto è armonia e l’uno si sposa col molteplice dando vita al sogno dell’unisono, la concordia del saggio riposa nelle parole da vedere e non in quelle da sentire. (Ermanno  Eandi)

Salvezza
Mi arrendo al piacer amaro
di questa salvezza,
non raggiungibile, parea più
coi piedi, dai giocator viola in campo
dove disperato rituale d’impotenza calcistica
dal tifoso sempre meno tollerato
continuava ad esser recitato.
Finchè inaspettato,
nell’aria ferma e tesa,
dell’ultima domenica di campionato,
eccolo, il successo, tanto sudato,
e da Firenze, e dai fiorentini,
mai così voluto e meritato.
Alberto Presutti - Firenze
L’ardua salvezza della Squadra Viola, contro tutto e tutti. Alberto descrive efficacemente “l’impotenza calcistica” dei tifosi fiorentini che sfocia nella triste gioia di un risultato che, nonostante le ingiustizie, è dovuto e meritato. (Ermanno  Eandi)

Marco Pantani
Con il volto affilato, la bandana sul capo e il ghigno acerbo dal sapore di fatica e salita, s’involava nella strada dell’immensa gloria. Manubri iridati, il rosa e il giallo si fusero nel tuo nome, pirata inafferrabile, invincibile cursore del pavè. Poi l’uncino si impigliò, folle arrembanti si insinuarono nel tuo galeone, uccelli di rapina, contrabbandieri, amici di falso aspetto e di sorriso vacuo, per mangiare la tua gloria, sacerdoti macabri di piaceri sterili. E tu correvi. Il tuo sudore, le tue fatiche, le tue gambe tiravano nelle salite dell’impossibile, le tue narici tiravano nelle discese verso la dissoluzione. E tu correvi. Toccasti il nulla, la tua nave perse il gran pavese e lentamente andò alla deriva, porti desolati ti accolsero, naufrago in un mare di solitudine, su una zattera di rimpianti. La nera bandiera con il teschio e le tibie incrociate sventolante sull’albero maestro fu l’ispirazione, le tenebre fecero il resto. E tu correvi. In un bunker di Riccione l’ultimo urlo, quello silenzioso, il più rumoroso, quasi assordante. Ti spegnesti per accenderti. Non accettasti una vita da morto e scegliesti di morire per continuare a vivere… nella leggenda. Ciao Marco.
Ermanno Eandi

Per Marco Pantani
Ora è facile piangere
costa ben poco
il ricordo
ma per molti
sono lacrime di coccodrillo
perchè nessuno
gli ha dato una spinta
nell'irta salita
la più dura della sua vita
perché
nessuno gli ha teso una mano
se l'avesse fatto
forse sarebbe ancora qui
tra noi
con le sue orecchie a sventola
il cranio pelato
a sorriderci
e noi non staremmo parlando
della sua ultima corsa
col tempo
nello spazio
in un punto lontano
lassù nel cielo .
LUCIANO SOMMA – Napoli
Il ricordo della tragedia di Pantani, trova il giusto sfogo nei versi appuntiti di Luciano Somma. Il rimpianto, l’abbandono e la solitaria triste fine del grande ciclista sono rappresentati nitidamente.

Le Prospettive di Valentino Rossi
Quando Schumacher se ne andrà in pensione,
col settimo mondiale (assai probabile)
sarà, naturalmente, inevitabile
incoronare un novello campione.

Ma nessuno oggi appar paragonabile
al pilota tedesco: è un opinione
assai diffusa, non senza ragione;
Michael sembra proprio inarrivabile.

E tuttavia, nella città Ducale,
è nato, benedetto da più numi,
un giovanotto, che chiamano Vale;
e giustamente, ch’ egli è “Rossifumi”
motociclista: campione mondiale,
straordinario (benché un tizio schiumi).


Chi succederà a Schumi?
Non dubito che, fattesi le ossa,
sia Valentino Rossi con la Rossa.
Antonio Fabi

Versi allegri e frizzanti partono dal presente e sfrecciano rombando nel futuro di Valentino. Antonio vede già il campione con una tuta color Ferrari, su una monoposto al posto del blasonato pilota tedesco. (Ermanno  Eandi)

Non chiamiamo nubi
Non dimentichiamolo.
Le partite,
tutte,
si giocano anche
sotto lembi di cielo
terso,
che il mondo chiama
occhi di bimbo.
Non chiamiamo nubi.
Lasciamo che essi
rimangano lo specchio,
pulito,
di magiche coreografie,
di grande tifo,
colore e gioia
sugli spalti,
di colpi di tacco
e splendide giocate
in campo.
Lasciamo
che siano specchio
di una stretta di mano,
ad ogni incontro.
Lasciamo che si accenda
il cuore, quello soltanto,
e che in campo
si tiri un pallone,
nient'altro.
Carlo Bramanti – Augusta (Siracusa)
La sensibilità e l’armonia si sposano nella poesia di Carlo Bramanti, la ricerca di un limpido cielo sia sugli spalti che in campo, libero da opache nubi che oscurano la gioia dello sport. (Ermanno  Eandi)

Campione
A Silvano Usini da Monte Cremasco (Cremona), ex pugile professionista pesi superpiuma
Scende dal ring
Il campione
Fanno male i pugni
Ma il cuore duole
Per l’indifferenza.
Lascia alla grande
Il combattente,
Una vita bruciata
Fuggendo dai fantasmi.
Oggi è un uomo
Il boxeur
In un mondo duro,
Frenetico e ingiusto
Come la boxe.
Stefano Mauri – Crema (CR)
Dare voce a campioni dimenticati, sconosciuti al grande pubblico, ma stelle nel mondo in cui vivono. La dura vita di un pugile che non combatte più e come un abito smesso, soffre l’abbandono e l’indifferenza. (Ermanno  Eandi)

Il Tour de France
Le aguzze Alpi e i franco-iberici Pirenei scrutano attenti l’ardito e arduo salire di uomini divorati dalla fatica e dall’agonismo su bicicli di sudore all’interno del loro mondo. È un rito che si ripete, la fantasmagorica corrida di colori li affascina e diverte, ogni anno la magìa li avvolge, avvince è il Tour de France. In questi giorni la nuova edizione della Grande Boucle inizia, per la novantaduesima volta, la festa finale ai Champs-Elysée, decreterà il vincitore. Il tempo si ferma, i ricordi ritornano, s’inceppano e s’impigliano in Tour de France lontano, i riflettori illuminano due volti. Il primo è quello di un eroe di Alamo, un texano, sceriffo del destino e del coraggio, Lance Armstrong, che domina il suo corpo, sconfigge il terribile male e rinato, vince nuovamente. L’altro è quello di un italiano, con il volto stampato su una fredda e terribile lastra di marmo, Fabio Casartelli, che corre verso il suo fatale destino e si spegne su una pietra che segna il viaggio e stoppa la sua vita, rendendolo un frammento e immortale nel mondo del ciclismo.
Ermanno Eandi

Lance e Fabio
Sui colli francesi
due ciclisti scattano
per le erte vie,
s’innalzano dolcemente
fino a toccare le nuvole,
una lacrima scende dal viso;
il quarto Tour,
una malattia sconfitta,
cento diciotto giorni vicino a Fabio,
poi la Grande Boucle,
un’apoteosi continua,
più forte dei sospetti…….
Una maglietta gialla
sgualcita da chilometri di sudore
vola nel cielo,
Casartelli urla di gioia,
canta l’inno della gloria,
abbraccia un angelo;
sui Campi Elisi
Lance è sul gradino dei campioni,
Fabio gli è accanto,
quattro mani al vento,
un trionfo tra i ricordi, una vittoria oltre la vita.
Antonello Marziali, Fermo.
Scattano i due eroi uniti dalla sofferenza, pietra miliare che delimita la morte dal miracolo, Lance stringe il giallo di una maglia, Fabio il nero dell’addio…vi ritroveremo nella scia di un ricordo. (Ermanno  Eandi)

Figli del Vento
Farò del mio corpo
una lama
per fendere il vento
e tratterò il fiato
fino oltre l’orizzonte,
lontano una vita,
della linea bianca;
e il tempo sarà
una misura tutta mia,
fatta di muscoli e sangue
e non mi guarderò
alle spalle,
dove so che i ricordi
sono lì a spingermi
ad ascendere il mondo
Mario Vecchione – Napoli
Emozioni, agonismo sono rappresentati in modo superbo, sospinta dai ricordi, anche la poesia di Mario Vecchione s’invola nel vento (Ermanno  Eandi)

Il mio nome sul pallone
Scrissi il mio nome
sul pallone,
calciai forte
e fu goal.
Gioia immensa
realizzai il sogno
della mia vita.
La prima volta,
l’unica volta,
mi sentii me stesso.
Aldo Cabiale – Torino
Scriviamo i nostri nomi, le nostre paure, i nostri sogni sul pallone della vita e calciamole verso l’infinita speranza. (Ermanno  Eandi)

Che bello
E' stato vibrante,appagante ed intenso
tuffarmi nel sogno che stava nascendo,
lo sguardo attento ad assorbir la magia
che fulgido mostravi con le tue trame magistrali:
bel Toro che sei,davvero.
Il brivido che susciti in me pensandoti
lascia il cuore madido del tuo sudore
e rende più linda la mia identità.
Bel Toro che sei,davvero.
E ci fai così tutti attraenti
con quel colore che poi magari
qualcuno ci dirà esistere da sempre
nel vento che accarezza i nostri volti tesi a contemplarti:
che bello che sei,che bello.
Riccardo Panero – Fossano (Cuneo)
Una poesia limpida, felice, germoglia dal cuore, sfiora l’arpa dei sentimenti e colora di granata la gioia intensa e immensa della risalita in serie A… che bello! (Ermanno  Eandi)

I fratelli Abbagnale
Olimpiade di Seul 1988. Giuseppe e Carmine sono lì, fermi, in attesa, con i remi in mano e la tensione a livello del mare. “Peppiniello” Di Capua al timone freme, sa che i fratelli sono forti, hanno già vinto una volta a Los Angeles quattro anni prima, possono farcela, ma trema. I tedeschi, quelli dell’Est, sono agguerriti e preparati, daranno filo da torcere. Si parte! Il duello inizia, i remi diventano frecce che perforano il liquido percorso. L’acqua è una arena ribollente di speranze e agonismo in attesa del verdetto. Le canoe sono appaiate. Interminabili frazioni di secondi, battiti trattenuti, vissuti al rallentatore, per una sorte incerta. Poi il Vesuvio della passione scoppia nelle braccia dei fratelli di Pompei, in una eruzione di potenza e grinta. “Non li prendono più!”. Una diretta nei ricordi, per una vittoria eterna. La voce di Giampiero Galeazzi scolpisce, voga, s’increspa, s’infiamma, si inonda di tripudio nell’esultanza della Nazione. “Non li prendono più!”. Il podio d’oro premia i sacrifici, la preparazione e l’abilità dei fratelli Abbagnale, la loro impresa è scolpita indelebilmente nella gloria dello sport.
Ermanno Eandi


NON LI PRENDONO PIU'
NON LI PRENDONO PIU'
...NON LI PRENDONO PIU'
CARMINE E GIUSEPPE
QUATTRO BRACCIA E UNA LEGGENDA
SPINTA DAL RITMO E DALLA CARICA DI GALEAZZI
ANCORA OGGI
IL SOLO PENSIERO
ULTIMI CINQUANTA METRI
IL NUMERO DELLE BATTUTE AL MINUTO
LA PROSPETTIVA DELLA CANOA
UNA PICCOLA LUCE
POI IL VUOTO
...NON LI PRENDONO PIU'
GIAMPIERO REMA CON LORO
"NON MOLLATE,FORZA"
IL TEMPO SI FERMA, POI RIPARTE
L'IMPRESA RESTA
ORO OLIMPICO
METALLO PREGIATO
LA VOCE CARNOSA SI FA' ROCA
BRIVIDI DI FREDDO E DI GIOIA
L'INNO DI MAMELI
L'ABBRACCIO
LE LACRIME COME RUGIADA
SUL FIORE DELLA VITTORIA
...NON LI PRENDONO PIU'
GIUSEPPE ALOE' – PRATO (FI)
La grande vittoria, l’emozione, l’enfasi, il trionfo. Tutto è racchiuso nella poesia di Giuseppe, e rivive nella moviola della memoria, i magici minuti, la voce dell’immortale telecronista e il tripudio dell’oro olimpico. (Ermanno  Eandi)

Sandro Ciotti e Ruggero Orlando
Si e' spenta oggi voce rauca e simpatica
Vi ricordate quella voce alla radio
Che correva dietro ai palloni e ai calciatori
Tutte le domeniche pomeriggio
Della nostra infanzia della nostra adolescenza
Si e' spenta oggi voce decisa e pitagorica
Che numerava tutti i passaggi
Di calciatore e di pallone
Si e' spenta oggi, voce veloce e futurista
Che dipingeva tutti i paesaggi di campo
Si e' spento oggi Sandro Ciotti
Quello che per noi ragazzi
Che non potevano andare allo stadio
Per i soldi, per l'età, perché nessuno ci portava
Era un mito che abitava con noi sulle frequenze della radio
Prima di lui se ne era andato
Un altro indimenticabile nostro mito vivo televisivo
Il dadaista Ruggero Orlando
Quello che contorcendosi nevroticamente
Al telegiornale della sera, iniziava cosi:
Buona sera, qui Newa York
Anche questa sera ci sono notizie entusiasmanti dagli Stati Uniti
La beat generation con le sue poetiche on the road
Musicali sensuali alterate drogate , inquieta l'america benestante
La inquietano le pantere nere
Quelle armate nere che sfilano tutti i giorni nei quartieri popolari
Gridando w Malcon x e le pantere nere
La inquietano i suoi pacifici figli bianchi dei fiori
Quelli che cantano la pace naturale e la fine guerra del Vietnam
Peace and love
La inquietano
La rivolta degli studenti di ogni colore a Berkley e negli altri suoi atenei
Contro autoritarismi tecnicismi razzismi e imperialismi
Rivolta alle fragole, rivolta filosofica marcusiana, rivolta che da mesi non si placa
Ne' con le botte ne' col sangue sparso dalla polizia repubblicana a cavallo.
Qui da Newa York e' tutto per questa sera, la linea torna a Roma.
Ciao Sandro. Ciao Ruggero.
Giuseppe Demarch – Bologna
La memoria di due voci: la prima roca e sportiva di Sandro Ciotti e l’altra simpatica e americana di Ruggero Orlando. Un affresco sociale degli anni settanta. Il pallone rimbalza nelle radioline d’Italia in domeniche di calcio mentre in America la partita della rivolta si gioca nelle strade, con studenti e polizia in anni di rabbia. Giuseppe è un leader del gruppo poetico “Versitudine”, attivissima realtà di poesia sociale del capoluogo emiliano. (Ermanno  Eandi)

Calcio Miliardario
Quanto vale un uomo che gioca a pallone?
Varrebbe per le sue doti
lo noti sul campo e fuori è già magnate
del suo ricco patrimonio
frutto degli sponsor e spot vari
che dovrebbe poter bastare
ad un gruppo di barboni

Accendiamo un bel fuoco
e bruciamo i vostri averi
abbasseremo il tetto ingaggi
di questo gioco...che tiene sempre sotto tiro!

Soffieremo sulle fiamme
per salvare il salvabile
ma soltanto chi ha poco..
perchè nel mondo c'è di peggio
d'un uomo che guadagna troppo...
facendo il calciatore.
Federico Mattioni – Roma
“Nel mondo c’è di peggio di un uomo che guadagna troppo facendo il calciatore”, mai frase si è dimostrata più reale di questa, dopo la tragedia di Londra. Federico sostiene che è giusto condannare il paperonismo dei calciatori, la loro opulenza stride con i barboni è vero, ma non è l’unico male, almeno loro ci fanno sognare. (Ermanno  Eandi)

Grifone Rossoblù
Al Genoa FC, al suo meraviglioso pueblo e alla Liguria
Soffre ancora
Nonostante effimera,
Intensa gloria
Il Grifone rossoblù;
Solo la passione
Quella vera
Tipica di Zena,
Del popolo genoano
Alimenta ormai il sogno
Amico e traditore
Immenso, sconfinato
Come un mare
Rossoblù speciale
Tutto d’assaporare.
Stefano Mauri – Crema
Sgomento e sofferenza non fermano la passione genoana, nella poesia di Stefano non c’è sdegno e rabbia per la terribile situazione, ma solo amore e passione per Zena e per il mare della fede rossoblu. Mai abbattersi e continuare a sperare per un meritato derby a Marassi (Ermanno  Eandi)
Mario Balotelli

Hai i sogni nelle gambe,
corri nel campo della tua vita,
crossando dal fondo dei tuoi pensieri.

Salti imperiosa e irruenta
feroce pantera nera
nell’area della gloria
affamata di gol.

I tuoi sogni,
la tua anima.
tutto ruota
intorno ad una magica sfera.

Un tiro fortissimo,
l’attimo che trapassa l’attimo
una rete si gonfia,
le tue braccia salgono al cielo
l’infinito, esulta di gioia con te.

Ermanno Eandi

Contro il razzismo
Che colore ha un gol, un abbraccio, l’esultanza? Che lingua parla un sorriso, una carezza, l’incanto? Che accento ha un bacio, una stretta di mano, l’armonia? Hanno la tinta della gioia, parlano la lingua dell’amore con l’accento della fratellanza. Ho visto spegnersi il sole, in un giorno buio, su un campo duro e arido,dove da spalti rapaci gremiti di uomini bianchi, planavano urla nere, sporcando un uomo nero con l’anima candida. Le frasi ustionano, le parole si ribellano, le sillabe inorridiscono. Rappresaglia retorica, drappelli di buon senso deportati nel lager dell’insensatezza, il nocciolo di una pesca avariata, avanzi indigesti di una beffarda cena. Il colore del rispetto, che unisce e comprende, contro il colore della razza, che scinde e ghettizza. Pittiamo di luce questo opaco mondo, rendiamoci trasparenti per amare tutti i colori e libriamoci nel cielo della giustizia. Spogliamoci, più togliamo più siamo simili, più ti svesti più sei vestito, l’abito più elegante è la tua sensibilità, leggeri si può volare. Vestiamoci della nostra sensibilità, togliamoci le manette del pregiudizio e vedremo il colore dell’anima.
Ermanno Eandi



Ci sono cose
CI SONO COSE CHE NON SI POSSONO SCRIVERE
SI POSSONO SOLO DIVIDERE
SENSAZIONI DI INCERTEZZA
TENSIONE CHE NON TROVA UNA RISPOSTA
SI ACCAVALLANO COME NUBI DENSE
LIBERE DI SCORRAZZARE
SULLA PRATERIA DELLA CONSAPEVOLEZZA
E ALLA FINE
RIESCI A TROVARE IL BANDOLO DELLA MATASSA
LASCIAR FUORI L'EGOISMO AIUTA
RIDIMENSIONAMENTO NATURALE
NON ESISTONO PERSONE SBAGLIATE
ESISTONO SOLO PERSONE DIVERSE
E FORTUNATAMENTE
...OGNUNO DI NOI LO E'
GIUSEPPE ALOE', - PRATO (FI)
Nelle sensazioni provocate della scelta di vivere c’è l’essenza della nostra storia, il vero sbaglio è il non essere diversi, o nel non comprendere la diversità degli altri. (Ermanno Eandi)

Mexico 1968: il fuoco vivo
(scritta per Smith e Carlos…due uomini contro l’APARTHEID. )
In piedi sopra cieli scalzi, la storia indigna
Ma il loro vestito nero stringe ragioni;
Uguali nel fine legame,il fuoco,vi sostiene;
E l’inno in posa!! Osa! Osa! Armonia degli eroi.

Quel gesto eccelso scappa sul mondo teso.
Agita la meraviglia dell’identità. Ed il pubblico
Con le statue sono la civiltà,alto il fuoco solenne
E’ diffuso e non guarda giù, non guarda più.. giù;

Al mattino,alzati al cielo fiero di nero,
Nel giorno d’ogni sera respira il tuo fuoco
Che dentro libera il diritto dell’essenza;

E la crepa aperta con avvolta l’ ideologia
Si può chiudere sul filo di lana dell’atleta,
Fibra sul podio guarda su… fuoco vivo nei piedi
Fila la strada e guarda su… fuoco vivo nel mondo.
Maurizio Spagna Rolo (R.E.)
Un podio a piedi nudi che profuma di protesta, scalzi per vendicare una stirpe, per ricordare una razza. I versi di Maurizio, sono veramente “fuoco vivo” che brucia nella rabbia della segregazione e si dirigono a piedi nudi verso l’olimpica vittoria dell’ugualianza. (E.E.)

Il Campionato di Calcio a Buchenwald
Bagagli di nudità umana
nel campo fertile delle larve
a Buchenwald c'è il Campionato del Mondo
dodici squadre di scheletri
triangoli di magrezza
colorati di agognata morte
Un ''mondo-campionato''
di pallone e piaghe infette ai piedi
e belve sanguinarie alle transenne.
In porta come i terzini
tre pennellate rosse*
al respiro della rete-memoria (annientata)
una difesa centrale, un mediano
di vernice verde*
per chiusure vita e forni
laterali ali rosa*, froci esterni
larghi sulle fasce come donnette
al mezzo un giallo* piscio d'ebreo
fantasisti alla gola dello sterminio
liberi palloni d'inferno.
All'ultimo sole
le punte viola*
criminali alcolisti, sacro calpestato Geova
al bordo, panche dormitorio
per escrementi a circolo sanguigno
Kapo' e puttane spie
A Buchenwald, c'è il Campionato del Mondo.
Ivano Malcotti – Genova

Nel KZL di Buchenwald, per dimostrare che la vita nei lager era leggiadra e felice, furono realmente realizzati dei tornei di calcio a scopo propagandistico. Cruda e feroce la descrizione di Ivano, terribile ma efficace il suo stile, parole che scarnificano profondamente, calci violenti nella partita della morte del campionato degli orrori, dove si perde sempre. (Ermanno Eandi)
* Nei Lager Nazisti, un triangolo di stoffa colorata cucito sulla parte sinistra del petto e sulla gamba destra era il simbolo che distingueva i prigionieri da annientare:
Triangolo Rosso: politici non nazisti, Triangolo Rosa : Omosessuali, Triangolo Viola : testimoni di Geova
Triangolo Nero : asociali e alcolisti, Triangolo Giallo: ebrei, Triangolo verde: criminali

"La palla"

Pulcini bagnati
da subito coccolati,
cuccioli mai cresciuti
da tutti adulati,
eurogonfiati,
dopati,
annoiati,
dagli zingari blanditi.

Corrono?
Dietro a che cosa ?
Tutti, chi meno chi più,
sappiamo dove,
tutti, chi più chi meno,
dubitiamo del come e del perché.

"Non è tutto marcio,
c’è anche la polpa !"
dice un supporter convinto.
"L’America !
Il mercato globale ne ha la colpa!"
ribatte un vecchio qualunquista.

Un bimbo sventola la bandiera
di cui ogni città andava fiera.
Deserto è il verde rettangolo
affollato il verde tavolo.
Lì si ripetono le puntate,
nel mondo reale di teste malate.
Qui, sull’erba ormai virtuale,
la rete ancor si gonfia…
…è la tramontana.
Che soffi,
che spazzi via tutto
quel finto circo,
listato a lutto.

Ritorni il sudore
a bagnare le gote,
e la lacrima
sull’amata sciarpa.
Allorquando la stretta di mano
alla sconfitta sarà seguita
ancora lo sport sarà lezione di vita.

Fabio Taccola - Genova.

La follia del calcio, una corrida demente dove uniche vittime sono l’onore e la razionalità è ottimamente descritta da Fabio. Una poesia sincera, di giusta condanna, ma con un finale che esalta l’anima di chi ama lo sport puro. (Ermanno Eandi)



Ambrogio Fogar

In alcuni uomini l’amore per l’avventura, il rischio, la necessità dell’estremo è così forte che è irrefrenabile. La voglia di superare i propri limiti, di rompere qualunque schema della razionalità umana, sentirsi folle per essere normale, vincitore di se stesso nella routine quotidiana. E infine la solitudine, quel senso di atroce libertà e silenzio, il non parlare se non con il proprio io per mesi. Navigare in solitario nell’Atlantico del Nord, addirittura senza l’uso del timone, per vivere una avventura chiamata vita. È la scelta di Ambrogio Fogar. Naviga contro corrente, contro vento e contro tutti, un giorno un’orca sbranò i sogni, una zattera di morte e di delirio settantaquattro giorni lunghi mille anni, poi la salvezza ma non per tutti. Il ghiaccio, una slitta, un cane Armaduk e la Groenlandia, prateria di ghiaccio, e lui che cammina, nuovamente solo, verso il Polo. Il rumore dei motori, i rally, le corse. Infine l’auto del destino, che lo inchioda ma non lo annienta. Risorge, le sue gambe diventano ruote, ma la forza è intatta. Ambrogio continua a navigare, sulla nave di speranza, nelle vele il vento dei ricordi e dell’avventura e il timone puntato sulla rotta della solidarietà e dell’amore.
Ermanno Eandi


Vento d 'Ambrogio
Il maremoto del quotidiano
Ingrossato dal male di vivere
Aggiunge vittime nella storia
Della stupidità dell’uomo
Sbattendo contro quell’onda murale
Che persiste ancora alta nell’invisibile .

Rallentiamo il nostro giorno di vento forza 7
Al mare calmo dei bei momenti trascorsi
Appoggiando il bene sui fondali marini .
Al calando del suono profondo
Pensiamo al mare di pace
Fresco nel sorriso di VENTO D’AMBROGIO .
Pensiamo che è nato specchio di un mare
Riflesso dalla pace carezza del vento
Che naviga contro i limiti della terapia
E come il mare unisce i popoli abbandonati .
Pensiamo che nei confini del pensiero
Esiste un uomo che ringiovanisce la storia
Dalla sua vecchia terra di conquista .

Ed al crescere del sole aureo
Ripensiamo al quotidiano
Forse sarà la forza della natura
Ad ingrossare il mare
E la cattiveria sfumerà in un soffio di vento
Diventando polvere d’amore
Gettata nel mare amico di FOGAR
Dove naviga un cuore di bambino
Che vuole essere il vento di tutti …. Come il mare
Vuole essere la pace nel sorriso di VENTO D’AMBROGIO.
Maurizio Spagna - Rolo (R.E.)
Preziosa biografia in versi dedicata ad Ambrogio Fogar. Maurizio naviga con i suoi versi accanto all’eroe e lotta per continuare a vivere da vivi in un mondo di uomini spenti. Il vento della poesia soffia nelle vele dell’ardore del grande avventuriero. (Ermanno Eandi)

Naufrago dentro di te
Naufrago invisibile
perso nel mare del tuo grido.
Un incendio di alghe rade al suolo il pomeriggio,
il crepuscolo tormentato.
Tutto s’illumina di stelle,
arriva la notte ubriaca della luna.
Baciano le tue labbra
petali bianchi
bagnati di pioggia.
Il faro del silenzio
riposa nel tuo sguardo
scintilli marini.
Profondi maremoti perseguitano il tuo sangue:
Trema la tua pelle addormentata.
Il faro s’accende
una falla distante,
onde eterne che attraversano le rocce
fiammeggiate bagnate che scoppiano nell’aria.
Juan Pomponio – Buenos Aires – Argentina
Il mare con la sua scenografia naturale e maliarda cattura l’anima di Juan e la porta a naufragare in oceano di passione. Nella note l’incanto della luna e i cuori dei due innamorati creano un crescendo di emozioni nella sinfonia dell’amore. (Ermanno Eandi

La Moto

Sento il calore premere sulla pelle
lambita da un sole estivo.
Di nera pece travesto ombre,
ruotando nella geometria del corpo
una corazza difensiva.
Due ruote sostengono nel respiro compresso,
la struttura riflettente di metallo presso fuso.
Accelero con tutta la voglia di percepire,
saggiare, quella stimolazione forte e vigorosa
che 152 destrieri ti possono donare.
La lancetta schizza rapida sul fondo scala,
il motore ruggisce spalancando verso il cielo
fiamme indiavolate.
In fondo piegata sul lato sinistro,
una curva m'avvicina all'asfalto
facendomi pregare di non smettere mai.
Le marce in rapida successione s'immettono,
sconvolgendo ogni pensiero.
La velocità scorre fulminea trasformando la strada,
in un sentiero curvo e impervio.
Disteso sotto il cupolino sfioro le stelle,
nei riflessi d'auto senza padroni.
Cerco la vita giocando con la morte,
nei pensieri spenti di un volto
non più bambino.
Stefano Pastori (Milano)
S’innestano le marce della vita, la rapida successione eleva lo spirito, icaro e centauro in volo d’asfalto dove plana la libertà e il vento ci sussurra l’immortalità d’un istante. Versi di pregevole fattura, descrizione fresca di un ottimo poeta dinamico.(Ermanno Eandi

Sports
Corro
a fondo
salto
in alto
piombo
in basso
striscio
a terra
per penetrarla
e saperne
di più
Anna Zoli – Bologna
La dinamica delle emozioni, correre, saltare, strisciare, penetrare, quasi come in un rito antropologico dove lo sport e la vita si uniscono. (Ermanno Eandi

Dorando Pietri
Profumo di inizio del ‘900, art decò, le prime vetture, le immagini in movimento dei fratelli Lumiere, lanterne magiche di storia e corse di un italiano di Carpi, podista pasticcere, che toccò la gloria, la lambì, ma non la colse. Dorando Pietri, noto impropriamente anche come Dorando Petri nacque Correggio (R E) nel 1885, ma visse sin da piccolo a Carpi. Amava correre ed era in gamba, abbandonò il forno e divenne un maratoneta di prim’ordine, degno rappresentate del podismo nazionale in tutto il mondo. 24 luglio 1908, Olimpiadi di Londra, per la prima volta la maratona si disputa su un percorso di 42,165 km (dal 1921 diventerà la lunghezza ufficiale), Dorando corre, combatte, rimonta, è quasi in vetta, mancano due chilometri ed è primo, poi il crollo. La stanchezza lo strema, allo stadio sbaglia la strada, è distrutto, cade, si rialza, riparte, ricade ma continua, è stremato, mancano 200 metri , per altre due volte precipita, disidratato e con lo sguardo vuoto, amorfe, poi sorretto dai giudici tagliò il traguardo. Il mondo si commosse, il compositore Irving Berlin gli dedicò la canzone “Dorando”, divenne una celebrità, fu invitato a gareggiare nelle competizioni più importanti e ne vinse molte. Quasi nessuno si ricorda il nome del vincitore della maratona di Londra, ma l’atto eroico del piccolo italiano è impresso nella memoria di tutti, vinse perdendo, la gara dello sport, della sofferenza e dell’anima. A volte non è importante vincere, ma saper perdere bene.
Ermanno Eandi


Le vie dello sport
(in memoria di Filippide e Dorando Pietri….l’inizio delle vie dello sport)
Un giorno per la via MARATONA
Una stella ( Filippide ) si accese lanterna di vittoria
Ed il suo nome brillò per sempre nella storia
Corsa col messaggio di un destino
Ancora oggi quella missione di vitalità e tenacia
Impressiona i nostri battiti del cuore
Che cercano una strada , un sentiero , una luce
Simile ad una via arteriosa che animi la passione .
Fu la via quella profumata dal pane
Di un piccolo fornaio di CARPI a lacrimare
Davanti alla prima favola dell’ITALIA sportiva
Che apprese barcollante la grandezza
Di un gracile uomo che vinse il dolore al traguardo
E anche se squalificato restò il proprio “IO”
Rimase la foto dove indicò la strada per lo sport
Costruita con l’aiuto, la collaborazione spinta
Dalla fatica , l’umiltà e il sudore puro .
Lo sport è la via della gente
È la storia degli uomini di storia
Che prima di correre contro il sole
Studiano la disputa più difficile…..
La via dentro se stessi , la via delle origini ,
la via dove nasce lo sport .
Maurizio Spagna Rolo (R.E.)
Percorso di passione, storia, fuoco, Maurizio presenta l’essenza dello sport, quella via interiore che richiede il massimo dell’allenamento, per continuare a gareggiare nel faticoso agonismo della nostra esistenza. (Ermanno Eandi)

Capita cavalcando
L'immediata risalita
sul destriero disarcionatore,
fa convincere il cavaliere
che la vera forza
sta nel perdonare
l'ostacolo imprevisto,
in quanto lezione,
di vita e crescita.

Marco Torso – Settimo Torinese (TO)
Cavalcare la vita, essere in groppa al proprio destino, cadere, rialzarsi, ma soprattutto saper perdonare, per stare in sella in un mondo di ostacoli. Grazie Marco, per i preziosi versi. (Ermanno Eandi)

I dilettanti del calcio
Li chiaman dilettanti,
e chi è il professionista?
Un pallone più duro e un campo di terra
non arrende il traguardo e la voglia di gol.
Li chiaman dilettanti,
senza nomi dietro la maglia
senza calciomercato.
L’esonero del mister
ci può stare,
ma non c’è nessuno che vuol pagare.
Dopo il lavoro
mi vengo ad allenare,
sembravo stanco
ma gli scarpini mi danno entusiasmo.
Quest’anno ci proviamo a vincere il campionato.
Qualche calcio, qualche pugno,
ci può sempre stare
non volendo esagerare.
Li chiaman dilettanti,
senza anti-doping:
“A me è il peperoncino che mi fa’ bene!”.
“Io lavoro sul treno e faccio il portiere”.
“Noi siam professionisti,
lasciateci solo giocare…”
Paolo Coiro - Gaeta (LT)
Paolo ha offerto una ottimo saggio di reale freschezza del calcio dilettantistico. Quel profumo di sport autentico, dove il nandrolone è la paprika e gli spettatori sono i parenti. Li chiamano dilettanti, ma quando entrano in campo la passione è identica a quella dei campioni. (Ermanno Eandi)


Franco Scoglio

Ti sei spento, uomo del sud in una gradinata nord, vicino al tuo ligure passato, tra telecamere e riflettori, riprendenti una sogno in differita e la tua morte in diretta. Impossibile scordarti, Tuareg del calcio, arabo mittel-europeo del dribbling, camallo del Marassi perso tra i carrugi dei ricordi con il Genoa nell’anima e la Sicilia nel sangue. Anticonformista, non indossavi giacche d’ipocrisia e rigide cravatte che imprigionano la mente, la tua casacca era il libero pensare, l’eleganza di essere autentico in un mondo a volte falso. Ribelle per coerenza, a volte acido, ma sempre sincero, come il vino della Sicilia, forte, vigoroso, aggressivo con un retrogusto di dolcezza. Professore di schemi diversi, Tex Willer dei moduli di gioco, asceta del pressing, archimandrita della lavagna , filosofo del calcio, con i rimpianti in fuorigioco. Memorabili le tue sentenze al peperoncino, a volte eri spinoso come un fico d’india e talvolta eri dolce come il latte di mandorla e la cassata, il tuo cuore protetto da uno scrigno di spine per difendere la tua dolce sensibilità .Ciao Francesco Scoglio, nomade del football. A noi piace immaginarti ancora, seduto su un masso vicino al mare, a Lipari, l’isola nell’isola, nell’ora del tramonto, solo, a meditare e prendere appunti su un mondo da cambiare, poi, lentamente, vederti rilassare, abbandonarti, sorridere, tra il tramestio delle onde e i tuoi frizzanti pensieri di uomo libero.
Ermanno Eandi

La fantasia di Scoglio
Ti racconteremo ogni giorno
Professore
Perché il miracolo della tua fantasia
È eterno amore
e non ci sono uomini così distratti
Da dimenticarlo.
Ivano Malcotti – Genova
Più che una poesia, quella di Ivano è una dichiarazione d’amore, breve ma intensa, come il dolore inatteso e profondo per la grande perdita del grande allenatore. (Ermanno Eandi)

Il Grande Torino
Le anime degli eroi
scendono dal cielo
calcano l’erba dei miracoli,
quanti ricordi tra quelle zolle.
Il Filadelfia è tutto in piedi
una tromba suona nella tristezza,
Valentino si rimbocca le maniche
li chiama con voce soave:
Matteo, Eusebio…
tutti in posa per i loro tifosi.
Vecchi, bambini applaudono
gridano di gioia:
Toro…Toro…Toro…,
pochi minuti per ammirarli
un’ultima volta.
Valentino saluta
gli eroi ritornano in Paradiso
il Campionato non è finito
giocano ancora i granata
tutti insieme
sempre uniti,
compagni di una squadra immortale
il Grande Torino.
Antonello Marziali - Fermo (AP)
Giocano ancora nel campo della poesia e nel cuore degli sportivi gli immortali del Grande Torino,
i ricordi riaffiorano, vivi e romantici nei versi di Antonello, la passione e la leggenda si fondono nell’infinito granata.  (Ermanno Eandi)


Tiberio Mitri
Tiberio Mitri , la tigre di Trieste, nasce nel 1926. Incomincia a ruggire e camminare. Guantoni e sogni furono il suo destino, nella jungla del ring, la tigre appare, feroce e possente vince il titolo Italiano (1948) e quello Europeo (1949). L’Italia sul tetto dell’Europa, dopo gli anni tristi nei quali le bombe dell’Europa erano sui tetti dell’Italia, una rivincita di una nazione che rinasce. E lui camminava. L’anno dopo l’America, il titolo mondiale, il mito. Era il giorno del suo compleanno ed ebbe in dono un “Toro Scatenato” , Jack La Motta. Tiberio le busca sonoramente, resiste tutte le 15 riprese ma è stato massacrato. E lui camminava.. La tigre combatterà ancora, i suoi artigli vinceranno ancora il titolo europeo, nel 1957 l’ultimo pugno. Poi la celluloide, eroe del grande schermo, nuova gloria. Geloso di una moglie troppo bella (Fulvia Franco, ex miss Italia), ambizioso e aggressivo, stregato dalla vita. E lui camminava. Dei sogni a stelle strisce rimasero solo le strisce, bianche, immacolate e devastanti della droga, che entravano nel suo corpo, seducendolo, ammaliandolo, divorandolo. E lui camminava. Precipita nel fango, ci rotola dentro, grugniti di sofferenza acuta, la miseria arriva e le donne partono, anche i figli se ne vanno, ma per sempre, vittime dell’eroina e dell’Aids. I sogni si stringono e stritolano la vita. E lui camminava, quel giorno, sui binari dell’assurdo, quando il treno della sua storia si fermò, su un binario vivo per diventare un uomo morto. Non un grido, non un suono, solo i ricordi che scricchiolano, tra rotaie di sangue e un ring nel sospeso tra il cielo e la gloria. Era il 12 febbraio del 2001, addio caro Tiberio.
Ermanno Eandi


Inter: come ieri
Come ieri
Uno scatto di Vieri,
la polvere agli avversari di Cordoba
le capriole di Oba
l’annosa questione dell’allenatore
Cambiasso che lotta con vigore,
ma il tema non cambia
qui non si vince neanche contro lo Zambia
non si leva un ragno dal buco
come disse una volta un eunuco.
Uno Zanetti resta
L’altro se ne va
È l’alternarsi delle stagioni
Ma neanche l’ombra di 11 leoni
Feriti, imbrigliati negli uncini
Niente potrà neanche Mancini?
L’Inter ha le strisce ma del colore sbagliato
Un’assonanza ellittica, uno iato,
Moratti meno parole più fatti
Un po’ di silenzio
Anche da parte di Bergomi, lo Zio
Che dai microfoni di Sky
Combina solo guai,
ormai la maglia non te la ritirano
con il 2 ti salutano con la mano.
Bergomi milanista
Anche tu nella grossa lista
Degli insoddisfatti, dei delusi
Da troppo tempo illusi,
che qualcosa cambi
nella favola di Bambi
del brutto anatroccolo
che non regge più il moccolo
ma si esalta
e Galliani il secondo eterno
una volta ogni tanto salta
come al Lotto un secco terno.
Tommaso Chimenti - Sesto Fiorentino (FI)
Una parodia nero-azzurra in rima baciata. Gli anni passano, i calciatori mutano, ma i problemi restano, immutabili e cronici. Tommaso, commenta poeticamente, le traversie dei tifosi interisti, con la simpatica ironia che contraddistingue il popolo nerazzurro.(Ermanno Eandi)

Ippodromo
Criniere gonfiate dal vento,
manti pezzati che brillano i guizzi
di muscoli tesi alla corsa,
narici che soffiano forte
il fumo del fresco dell’aria.

Sudore
e odori pungenti
di sforzi e di gara
s’impastano al canto
di grida eccitate.

Gli zoccoli ritmano
il passo dei sensi,
ebbro
son parte di un rito
il cui sacerdote è un cavallo.
Pietro Treccani
Il rito dell’equitazione, la sacralità del cavallo e la misticità del fantino, racchiusi in un tutt’uno, come un corpo solo, un centauro di armonia. Tecnica e arte si fondono nella lirica di Pietro e la sua creatività galoppa cavalcando versi che trasmettono le autentiche emozioni dell’equitazione. (Ermanno Eandi)

Addio, caro Tiberio Mitri
Caro Tiberio, ti ricordi,
quando boxavi tra le spire
infuocate degli anni ’60:
con la tua danza sfrecciavi
sinfonie di pugni
mandando al tappeto l’avversario!
Ti ricordi quando la tua gloria
diffuse i sogni tra le pieghe
del successo sulle alte cime dell’Europa!
E poi…
Giunse l’ora del “usa e getta”:
ti gettarono
nell’antro oscuro
di via Manara a Trastevere.
Al termine del lungo calvario
un angelo ti prese per mano
e ti condusse lungo i binari del tempo
e insieme avete spiccato il volo
sul parnaso dei campioni.
Addio Caro Tiberio
Belfrank - Torino
Versi ottimi che descrivono in modo efficace la vita del grande pugile, azzeccato l’inserimento dello slogan pubblicitario “usa e getta” meglio non poteva descrivere la triste realtà, alcune metafore impreziosiscono questo gioiello poetico di pregevole fattura. (Ermanno Eandi)

Teppisti allo stadio
Ma che bravo ragazzo. Ordinato, attento e sensibile. Anche il cappellano lo benedice, lo condona., non è colpa sua. Arriva sempre un po’ in ritardo, soprattutto allo stadio, ma non manca mai. Ma che bravo ragazzo. La legge quasi lo scagiona, in fondo è un burlone, gli piace giocare, non è cattivo, adora i fuochi d’artificio, il pirotecnico fanciullo. Ma quel giorno non era la festa del Santo Patrono di Ascoli. Ma che bravo ragazzo. Eccolo, entra. Non lo perquisiscono nemmeno, in fondo, è così buono. La partita è quasi finita, tocca a lui giocare. È tutto pronto. Il razzo s’infila nell’arma, dolcemente, lui è delicato. Poi lo punta. Il settore ospiti è il suo bersaglio. Fuoco! Un aerolito di fiamme e demenza fuoriesce dalla canna. Centro! Una donna si accascia, è ferita, ma poteva morire, il pensiero si arrende. Ma che bravo ragazzo. “Non so perché lo fatto. Era solo un gioco. Non pensavo potesse fare male”… i cristalli della razionalità sono opachi, i vetri del buon senso si frantumano, schegge di atroce efferatezza penetrano nell’anima del sport, lo lacerano, lo sfregiano profondamente, lasciandolo attonito e distrutto. Le sillabe si inceppano, le parole non escono, arida è la poesia, resta solo l’atroce atto e la sua condanna… ma che bravo ragazzo.
Ermanno Eandi

Quel ragazzo era uno di noi
Giù botte da orbi
su quel corpo che diventa
in pochi attimi esanime
ha vinto
il lupo cattivo
ed ora lo stadio
profuma di sangue
quel ragazzo
era uno di noi
lo sport è lontano...
Luciano Somma (Napoli)
Versi riflettenti, in modo nitido, il disagio dell’artista davanti alla terribile realtà dove il poeta con versi d’acciaio condanna severamente la follia della violenza gratuita… Lo sport è lontano. (Ermanno Eandi)

Quello che volevo dire sul calcio
Il calcio non mi dà più nessuna emozione
se, quando guardo la televisione,
vedo giovani scalmanati
che agitano pugni scellerati.
Seduti sulle gradinate
pensano idee incavolate,
si guardano intorno, girando le teste,
danno addosso ad un nemico
che non esiste.
Respirano nebbie avvelenate,
macinano chilometri
su strade disastrate,
rischiano, fischiano, subiscono,
senza capire, senza sentire
che lo sport è un gioco,
un sogno realizzato,
un'occasione nuova,
un sudato risultato.
Francesca Trusso – Lamezia Terme (CZ)

Dinanzi alla follia degli uomini si stinge l’armonia dello sport, versi di saggezza e di rabbia, che allontano l’amore per il calcio… il resto è fango. (Ermanno Eandi)

Violenza
Felicemente accalcati
Boati di folla concitata
Un palcoscenico festante
Maglie colorate, rosso,azzurre,bianche,nere
Un bouquet di fiori su un primaverile tappeto verde
All'improvviso una lama
Fendente mortale ad ignaro spettatore
Attonito piomba gelido l'inverno
La festa è finita
Uno sciagurato l'ha insanguinata
Marco Saya (Milano)
Essenziale e cruenta. I versi di Marco penetrano, perforano, tagliano, recidono i fiori della gioia con la violenza di un folle gesto. (Ermanno Eandi)

Adriano Storno
O Adriano, Adriano storno
che perdesti i voli di ritorno:
sulle spiagge di Rio
cantavi 'O sole mio'
mentre l'Inter batteva il Livorno!
Pier Luigi Rinaldi
Dopo la cruda violenza, un pizzico di allegria, una fusione tra Pascoli e la fede nerazzurra, in un ironico weekend “lungo” a Rio (Ermanno Eandi)

Calcio scommesse
Il mondo del calcio ha nuovamente perso un’altra scommessa. Sull’ebbro vascello della cupidigia, i calciatori sono naufragi, inghiottiti nel losco oceano dell’immoralità, dispersi nel fango di un incontro che non c’è , dove tutto è già scritto e tutto è marcio. Prigionieri di allibratori senza scrupoli, simili a squali. Circondati da allibratori, uccelli di rapina e serpenti tentatori, questi eroici gladiatori dei tempi moderni con appannaggi faraonici e un cervello da pitecantropo, divorano lo spettacolo, le sofferenze e le speranze del pubblico. Solo finzione, in questo agonizzante show, si muovono come demoniaci cavalli ammaestrati nel circo della bramosia. Toto nero, piedi sporchi, tutto nero. Buio in campi da calcio illuminati di frode, previsti i risultati i marcatori, le dichiarazioni,. Hanno venduto la loro nobiltà per un gruzzolo di immondizia, inique slot-machine nel casinò dello sport, predatori dell’etica perduta, nella valle dell’insensato. Questa orrenda fuliggine non può però offuscare la luminosa limpidezza del calcio, questo delizioso rito che si perpetua in tutti i campi d’Italia e affascina, maliardo, milioni di persone. Questi scandali sono una inestetica bruttura, un bubbone, da eliminare e cauterizzare. Una volta estirpato, la gioia e l’amore per il calcio ritorneranno e tutto sarà come prima: maledettamente meraviglioso. Scommettiamo?
Ermanno Eandi

Danzatrice
Corri,
e se il legno rimbomba
sotto i tuoi piedi,
non ascoltarlo;
non badare alle stille di sale
né alle staffilate lungo le tue cosce;
ricaccia le lacrime e sorridi,
e non guardare il sangue nelle tue scarpette.
Allàcciati al bustino le tue ali di farfalla,
mentre il velo ti vola intorno
nascondendo la tua sofferenza
trasforma la luna dipinta in vera luna,
e i fasci d'onda in luce,
con la tua arte maledetta e meravigliosa.
Gigliola Foglia – Lago di Como
Prezioso elogio alla danza, ai suoi ardui sacrifici, scritto da protagonista, piccola ballerina dietro le quinte. Esalta la gioia e la fatiche di farfalle esili, ma determinate, per l’arte “maledetta e meravigliosa”. (Ermanno Eandi)

Il ciclista e il pettirosso
Pedalavo
sofferente verso il colle,
i minuti scorrevano
il tempo limite
induriva le gambe,
mi voltavo
qualche carezza sulle spalle
cercavo ricordi felici
le corse vinte in volata,
tutto era perso
sembrava perso.
Poi
un pettirosso si avvicinò
si posò sul manubrio
mi guardò dolcemente,
la fatica scomparve
sprintai sorridente,
a traguardo raggiunto,
il pettirosso volò via,
io volai a Milano,
mani rivolte al cielo:
un cinguettio nella gloria.
Antonello Marziali – Fermo (AP)
Armonia e delicatezza in un dolce equilibrio, lo stimolo della natura, la voglia di non arrendersi e anche quando tutto sembra perduto, innalzarsi sopra i propri problemi e vincerli, sprintando in volata verso la gioia. (Ermanno Eandi)

Quelli che il calcio...

Quelli che il calcio
lo vivevan a bordo campo
nella polvere e nel sole di periferia,
mentre su un prato sassoso
una palla di cuoio rinsecchito
tracciava geometrie irrazionali....

Quelli che il calcio
lo aspettavan solo la domenica:
pane e mortadella, caffé nei termos
e la bandiera sulle spalle
che dava più calore d'un maglione...

Quelli che il calcio
non lo seguon più
con l'occhio tremulo di pianto
e il cuore che sobbalza,
quando la sfera s'infilava in rete...

Quelli che il calcio
lo riempion di ricordi.
Ed è una gioia ancora
poterli rinverdire...
Mario Vecchione – Napoli
Quelli che il calcio lo sanno cantare in versi, come Mario, con nostalgia, ricordando quando i calciatori erano pionieri d’ardore e il calcio un romantico evento da vivere insieme spensieratamente. (Ermanno Eandi)

Pierpaolo Paosolini
Ti chiamavano “Stukas”, indomabile Pierpaolo, pronto a scattare in profondità correndo sulla fascia, per poi scendere in picchiata in area, bruciando la difesa. In un campo di periferia, crossavi ricordi, con l’anima in fuori gioco. Sognavi, mescolando pellicole e versi, triturando l’arte, cercando nuovi e impossibili passaggi a Nord-Ovest, tra la letteratura e la celluloide. Inventasti i “podemi”, fonemi con i tacchetti, agili parole che scrivono un racconto di novanta minuti, con ventidue volti e quarantaquattro gambe. Sferici vocaboli, in un’area affollata. Dribblavi i sogni, amavi l’esaltazione del gesto atletico, odiavi la prosa collettiva del catenaccio europeo, ti ispiravi alla limpida e geniale poesia del futebol carioca. La tua vita, fu un inno al contropiede, la celere ripartita che ammutolisce , il bliz feroce e inatteso, con l’immediata rete, contro i rigidi schemi delle arcigne difese, di chi non sa più volare e conta i suoi giorni da fermo, perdendo con se stesso, guardando l’afflosciare della palla in campo allagato. Chi non sogna non rimbalza, s’inzuppa. Trent’anni or sono, il tuo corpo scese negli spogliatoi del tempo, un calcio di rigore sbagliato, in un campo che profuma di fango, tra ragazzi di vita e la sintassi di una partita persa per sempre. Resta il ricordo di un uomo diverso, riservato e contemporaneamente audace, perso nel campo della storia, tra fiori e magliette, che sfida il mondo con un colpo di tacco, che smarca la follia di essere liberi e artisti.
Ermanno Eandi

Carmelo Bene
Lessi il tuo " Discorso su due piedi"
dialogo tra te e Enrico Ghezzi
sul gioco del calcio come metafora
e come gesto estetico sublime
le tue lodi di Romario e sul Brasile
e per la prima volta non mi vergognai
di guardare le partite di football
noi anarKonformisti eravamo obbligati
a farlo di nascosto dagli amici
simulando profonda noia e sbadigli
ma il Brasile che incantava te
danzava anche nel mio cuore
e Romario quando volava
verso rete imprendibile
con la palla incollata al pede
e fulminava, così dicevi,
di prima intenzione il portiere
sbalordiva te come incantava me
e tu Carmelo Bene del mio intelletto,
come sempre lapidario e provocatore
dicesti in italiano perfetto
il calcio brasiliano è teatro senza spettacolo
è tempo rubato ...energia di samba
avevo gli occhi incollati al tuo testo
come le orecchie appiccicate alla tua voce
quando in teatro recitavi re Lear
quella voce: unica,
vibrante di afflato cosmogenico
e ora ricordo i tuoi occhi truccati
di kajal su quella maschera bianca
che era il tuo volto eccessivo
a te dedico i Versi sublimi di Penna
come viatico per il tuo ultimo passaggio
"Io vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita"
che mi permetto di parafrasarti
in questo ultimo verso
"Tu morire vorresti davvero
entro il vacuo nulla eterno ove vivrai"
Nagual AnarcoPANico

Uno che si firma Nagual AnarcoPaNico, lo si può immaginare: stregone mistico ne ”L’Isola del Tonal” con Castaneda, tra bandiere nere con una A rossa cerchiata, in guerra con il mondo e contro il sistema. Eppure anche lì, tra l’impegno sociale e la lotta, apparentemente ostile al calcio, si insinua l’amore per lo sport. Grazie a Carmelo Bene, raffinato attore e regista, che mirabilmente recitò il grande drammaturgo inglese, il nostro guerriero metropolitano, subisce il fascino e la poesia del calcio brasiliano, da celare agli amici ma da gioire nell’anima. (Ermanno Eandi)

Nel frastuono del silenzio
Mi sono perso ,
mi sono ritrovato
mi sono amato
ed odiato.
Come ora allo stadio.
Perso nel frastuono del silenzio ,
nel vuoto che
l’amore mio ha lasciato.
Perso , sperso , spaurito…
sperduto ,
come foglia dal vento.
Giocare ancora vorrei…
Fragile , vulnerabile e
terribilmente solo…
Nella chiassosa e festante curva.
Solo nel tempo assoluto ,
assolutamente tempo perso…
C’è un fischio…
è il terzo…e torno…
Perso io…
nel frastuono del silenzio
Marco Torso (Torino)
Poesia sensibilissima, condita di autentico dolore, versi sofferti ma di alta tessitura poetica, quando la tristezza è opprimente il tutto diventa nulla. (Ermanno Eandi)

la vita in un pallone
Il fischio dell’arbitro è stata la mia nascita,
la corsa verso la porta, la mia voglia di vivere,
la palla... il mio sogno.
Molti avversari si sovrappongono fra me e la rete
buttandomi a terra,
ma niente mi impedirà di segnare il mio gol,
prima che la partita della vita, sarà conclusa.
Giusi Bugia – Caltanisetta
Fresca metafora della vita, novanta minuti come novant’anni, da vivere, da giocare, passati a rincorrere la sfera del destino, nella partita della nostra storia. (Ermanno Eandi)

Zoro
L’uomo bianco, a volte, è un cannibale. Con le sue parole ingiuriose, divora, lacera e dilania l’anima dell’uomo nero. Oltre ai dementi cori belati negli stadi, espressione più di crassa ignoranza, che di reale razzismo (lo dimostra il fatto che abbiano insultato l’atleta ivoriano anche Parma, dove non era presente) ,sono i mezzi sorrisi, le ipocrite lusinghe, le battute ironiche, quel falso voler bene che mette a disagio. Lo stesso Zoro, racconta il fastidio che prova quando viene trattato con distacco, entrando negli atelier che vendono prodotti griffati, con prezzi proibitivi, non adatti ad uno di colore. Lo sguardo altero, da esseri superiori di certi commessi, convinti di perdere tempo con quel negro, che viene solo a farsi bello, ma non comprerà mai i loro pregiati capi. Quindi lo trattano con distacco, con sufficienza, quasi indispettiti e non vedono l’ora che se ne vada, poi , infine, si ricredono, vedono che compra, solo in quel momento ridiventa un essere umano, un cliente. Questo è il vero razzismo, le fradice frasi dei barbari diventano quasi ridicole macchiette di cabaret, rispetto al velenoso morso dei coccodrilli in giacca e cravatta. Con il suo gesto, Mark Zoro, ha urlato la sua dignità, si è giustamente ribellato ai morsi dei “cannibali bianchi” sugli spalti, un atto estremo, ma necessario. Il suo grido è rimbombato in tutti gli stadi e tutte le anime sensibili sono al suo fianco, in un solidale abbraccio, per uno sport sano e un mondo migliore.
Ermanno Eandi

OMAGGIO A JACQUES PREVERT E AL PARIS SAINT GERMAIN
Tu ci andavi Jacques
(ma se non ci andavi fa lo stessa vedere giocare il Paris Saint Germain
Tu sorridevi e gridavi
quando i calciatori entravano
in campo le maglie scintillanti
al sole di Parigi
(ma se non c'eri è lo stesso,caro Jacques).
Ti alzavi urlando come la donna di Moore
le braccia alzate al cielo di Parigi se dall'angolo
o dal dischetto buttavano palla nella rete.
Se non lo facevi è lo stesso o mio poeta,
perchè il tuo sport era la boxe come il mio è il calcio.
E come tu sentivi le campane volando nelle piume
senza più fare l'amore quando l'altro colpiva sotto la cintura
facendoti crollare... Io sento campane a distesa
e intono il Te Deum quando in campo in fila indiana
scendono come guerrieri Apache
i calciatori del mio Paris Saint Germain.
Pier Luigi Baglioni – Genova
Nessuno sa se Prevert, sia stato tifoso del PSG, ma al nostro Pier Luigi, piace immaginarlo allo stadio a fremere per la blasonata squadra parigina. L’autore cerca un punto d’incontro tra il pugilato (realmente amato dall’artista francese) e il football che piace a lui, e infine ci delizia con una ficcante e pungente immagine, dove paragona gli indomiti Apache di Geronimo, che calano dall’alto del canyon e attaccano le “giacche azzurre,” all’ingresso in campo dei calciatori del Paris Saint Germain. (Ermanno Eandi)

Penso
Che senso ha
la partita
con un fazzoletto sul volto
e una spranga al collo
del vicino
di tribuna.
Che senso ha
pensare al risultato
due o tre gol,
dieci feriti e due morti.
Ore di fiume televisivo
trenta gol sette partite.
In fondo al giornale
trenta arresti,tremila
poliziotti.
Lunghe trasferte e
treni sfasciati.
L’unico giocatore
da vendere
non ha ancora un nome.
Marco Mion – Treviso

Terribile ma autentico. Un messaggio chiaro contro la violenza negli stadi, i versi di Marco fotografano, il tragico aspetto del calcio. La bellezza dello sport muore nella rappresaglia della razionalità, i nobili pensieri sono sconfitti nella battaglia della follia. (Ermanno Eandi)

Giochi di ragazzi
Sfioravi il pallone con la testa
lanciandolo in alto verso l'azzurro del cielo
nella frenesia di una rincorsa all'aria aperta.
Hai bucato la rete
come un astuto giocoliere
che fa della gravità
il suo centro di equilibrio.
E' stato il primo punto da te
segnato nel Campionato della vita
e nulla mi ha dato più gioia
di questa tua vittoria
del tuo sorriso
tenero, lieve,
ancora pacatamente infantile,
che si andava disperdendo
lassù fra le ampie gradinate
dove sotto ogni maglia
batteva un colore.
Sventolava una bandiera.
Maria Rosa Oneto (Rapallo – GE)
Il primo gol e la grande emozione del marcatore e di chi lo ama, gli vuole bene ed ha seguito con tanti sacrifici il proprio figlio. La prima rete è incolore perché ha il cromatismo dell’anima, porta l’effervescente gioia, di un atto indimenticabile e irripetibile. (Ermanno Eandi)

Generazione Combustibile
Hai acquistato il calendario con le fanciulle nude? Abbini i boxer alla cravatta? Sai tutto sul gossip? Hai gli indirizzi “giusti” per le serate Vip? A capodanno hai prenotato nel locale più esclusivo della tua città? Hai fatto la lampada?

Come sei Bello! Limpido, trasparente! Ben fatto nel tuo look perfetto, o “fatto bene” in tavoli color cocaina a tirare su la morte e giù i tuoi giorni.

Figlio di un reality show sbagliato, con il secchiello e la paletta costruisci castelli di sabbia dementi sulla spiaggia, sognando di naufragare in una isola di fama, per sfuggire all’indifferenza.

Bruciano i tuoi giorni in un fuoco evanescente, e tu dinamicamente fermo, rincorri quello che non sei, per avere una vita che non hai.

Generazione combustibile, il dialogo con noi stessi è insostenibile, muti che ci urlano le loro verità, sordi che ci ascoltano con la massima attenzione e ciechi che ci indicano la strada.

Un nuovo anno appare, perderemo il tempo in assurdi trenini, uno dietro l’altro senza sapere dove andare, ci spareremo nel cranio bottiglie di frizzanti alcolici e poi, forse, nella notte più lunga, troveremo la via più breve per scoprire la semplice felicità: essere quello che siamo. Buon anno a tutti!
Ermanno Eandi


Flavio Briatore
(una voce decisa)
/Via radio…. Frequenza d’energia/
(dedicato al manager…la doppia mente del pilota vincente.)

Via radio…..una voce decisa
Luoghi estesi nel corpo di un pilota
Continue frequenze nella mente
Ed una carriera di corsa aperta al mondo .
L’attesa che frena sulla svolta di una vita ….
La sua , la tua ed una musica viva per tutti ,
Proprio per il controllo in frequenza
Del passaggio oltre il limite del sogno .
Via radio….il silenzio acceso
Conversa con la doppia mente
Ispirata dal cuore saggio della gente
Ed attraverso il coraggio di una scelta
Sventola il marchio di una casa …..
La sua , la tua ed un colore vivo per tutti .
Via radio….al pilota si dedica
Uno spazio di ricordi con tutto e con tutti
Per rimanere un’energia protetta
Da una voce decisa che forma
La forza di un giovane gioiello
Scoperto nel disegno dei grandi .
Via radio….una voce frequente
Sintonizza il tuo credibile senso
Lungo orizzonti umani al via del viaggio….
Il suo, il tuo e l’energia .
Maurizio Spagna - Rolo (R.E.)
I
l corpo è quello del pilota, avvinghiato al volante, sfiancato da sforzi omocinetici, l’anima è una voce che arriva roca, tra il rombo dei motori e l’assoluto. Un’ottima affresco di briciole di Gran Premio, ci ha donato Maurizio, leggendo i suoi versi ci sente un po’ Briatore e un po’ Alonso nella Formula Uno della poesia. (Ermanno Eandi)

Gaetano Scirea
Allo sfortunato Gaetano Scirea,
indimenticabile Capitano di una Juventus irripetibile.
Lungo quella strada
Lontano da casa
Muore un uomo
Inizia la leggenda.
Il Capitano
Solo sull’asfalto
Sfiorisce in Polonia
In un giorno anonimo
Come la triste morte.
Stefano Mauri - Crema (CR)
Libero di ruolo e di pensiero, bianco come il suo limpido stile e il suo nobile animo, nero come una tanica di fuoco in terra di Polonia, indimenticabile eroe nel mondo dello calcio, vive nell’anima di tutti gli sportivi. (Ermanno Eandi)

Maglia dell'Inter
Dalla finestra mi accingo ad osservare,
una maglia dell’Inter, al sole ad asciugare,
Il vento gli solleva i lembi,
poi la ricompone per improvviso pudore.
Sembra felice nel suo neroazzuro amore,
e già sa, che domani stringendo
fianchi pieni di ardore,
vivrà vincendo,
le più belle partite del cuore.
Severino Tomanin – Lendinara – Rovigo
Una maglia nerazzurra sospesa nel cielo e accarezzata dal vento della vittoria, l’intramontabile fede Interista, mai doma, ondeggia, stesa su fili di speranza. (Ermanno Eandi)

Pirata Bambino
Al “Fanciullo Pirata” Marco Pantani,
ingenuo, generoso fuoriclasse massimalista

La bandana in terra
Sommersa dal fango,
Una stanza d’albergo
Un campione tradito;
Ingiusto contesto
Grigio
Come nebbia d’autunno.
Piange disperato
Il Pirata bambino;
Foglia nel vento
Con l’angoscia nel cuore
Sfinito affronta
L’ultima salita.
Marco Vecchione – Napoli
Il Pirata bambino, all’arrembaggio della sua vita, bucaniere del pedale, piange allo sventolare della nera bandiera, l’ultimo vessillo corsaro. Un mare di dubbi il suo naufragio, un oceano di gloria il suo passato (Ermanno Eandi)

Parigi-Dakar
Il Sahara. Immobile oceano di sabbia silente, divorato dal sole, frantumato dal vento, gigantesco turbante giallo dell’Africa, arida tovaglia con sporadici ricami d’oasi verde, lentamente attende . Improvvisamente si desta. A gennaio, un uragano di suoni meccanici si avventa su di lui, una lunga carovana di veicoli lo invade. L’evento di ripete ogni anno, cicliche piogge monsoniche con il motore a scoppio. Il deserto sorride, scuote il capo, poi, svogliatamente rassegnato, assiste alle gesta dei protagonisti della massacrante Parigi-Dakar. Tuareg della motocicletta saettano sulle impervie dune, beduini su automobili arrancano, Lawrence d’Arabia a trazione integrale, si fondono con l’inospitale natura, in una impossibile competizione. Il punto di partenza è il coraggio, il carburante è l’avventura, la meta è l’oltre che stimola la ricerca. Nasce dalla necessità sfidare il pericolo e se stessi per sentirsi vivi, giocarsi l’esistenza in questa roulette russa tra il mal d’Africa e la propria storia. Qualcuno si fonde nel Sahara, non torna, rimane lì, duna tra le dune, granello di dolore nel deserto, come Fabrizio Meoni. Figlio dell’ardore, centauro indomabile, sferzante ghibli, disarcionato da un mostro a due ruote, cade ferocemente, urla muto alla vita, con il cuore insabbiato per sempre.
Ermanno Eandi

Altre Passioni
V'è ch'insegue sogni,
scarta incubi,
libero in un verde spelato e ...
eccoli,appena avanti,
frenan ambizioni,
terzini arcigni,non li sfidate...
ecco,le ali spiegate,
mai comprese,
in fasce sudate e basite da...
eccolo,metodico,
sole neocopernicano,
regista tra destini e trame di...
ecco là,ora più in qua,
mai domi,
gregari lerci di fango e...
eccole,infine,
un d'aiace,
l'altro pelide,
punte d'iceberg di fuochi che...
son passioni.
Beatrice Olimas – Collegno (Torino)
Una frizzante metafora d una squadra di calcio, tutti i ruoli sono simpaticamente descritti, con sapiente arte e un pizzico d’ironia. La scelta dei vocaboli dimostrano l’ottima qualità poetica di Beatrice. (Ermanno Eandi)

........On the Road...... My Harley Davidson
Tavolini arrugginiti
sotto le stelle al neon
di una pompa di benzina
assolata, allo zenit hippy
e sulla strada, il ferro di Milwaukee
e i nostri corpi d'erba
in assoluta dignità d'abbandono
sull'orizzonte della libertà
........On the Road......My Harley
Ivano Malcotti – Genova
La celeberrima azienda ha da poco superato i cento anni di vita. Quanti ruggiti, storie viaggi, su questo gioiello meccanico che parla di libertà. Sempre in sella, ancora on the road, per inseguire i sogni fino all’infinito. (Ermanno Eandi)

Carro armato di carta
Io dico basta
a chi ruba i sogni ai bambini,
a chi gioca con la vita degli altri
come fosse un orrido videogame.
Io dico basta
a chi va allo stadio con il serramanico,
a chi si crede libero
rendendo schiavo un altro.
Io dico basta
al filantropo che predica bene e razzola male.
Le parole di vero amore
non spengono le micce ma accendono il cuore.
La mia unica spada è una biro,
spargendo inchiostro ma mai sangue,
continuerò a lottare
sul mio carro armato di carta.
A regalare speranze fast-food.
Ad entrare di notte nella tua stanza da letto
per aprire il cassetto
dove tieni nascosti i tuoi sogni.
A catturare dentro la vignetta di un fumetto,
lo spettro della violenza
e non farlo uscire più!
Ludovica Mazzuccato - S.MARTINO DI VENEZZE – ROVIGO
Armiamoci anche noi, intrappoliamo l’ipocrisia, le nostre gengive sparino versi a chi infanga lo sport. Le nostre penne divorano gli spenti silenzi, con carri armati di carta abbatteremo i muri gomma, dove si celano gli uomini vili. (Ermanno Eandi)

Fabrizio Meoni
Parafango sbiadito,
il girare a vuoto
delle ruote,
di una moto
capovolta,
poi il nulla.
Le tue mani,
rose nel deserto,
ancora tese.
Il tuo corpo,
abbandonato,
come pelle di serpente,
involucro vuoto.
Ultimi istanti,
dell’avventura
di un uomo,
che ha bevuto l’avventura,
fino in fondo.
Marcello Cavaglià – Vercelli
Un deserto ricordo, per un arido pensiero. Una Parigi-Dakar della memoria, per ricordare un eroe, a cavallo del tempo, perso nella sabbia del destino. (Ermanno Eandi)

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